Cancro del polmone: i sei miti da sfatare sullo screening

Cancro del polmone: i sei miti da sfatare sullo screening

Traduzione del testo originale di Elettra Feltrin
Lo screening del polmone con tac a basso dosaggio di radiazioni (conosciuta anche come tac a spirale) permette di individuare la malattia in fase precoce, quando questa è ancora curabile

Cinque anni fa, uno studio su ampia scala aveva evidenziato come lo screening per il cancro del polmone fosse associato ad una riduzione del 20% delle morti dovute a questa patologia. Ciononostante, la maggior parte delle persone che potrebbero beneficiare dello screening, non vi si sottopone.
In evidenza:
• Le linee guida per lo screening polmonare si basano sia sull’abitudine al fumo che sulla storia di fumatore
• Il centro MSK facilita lo screening fissando un solo appuntamento per la visita e l’esame diagnostico
• L’esame con TAC a spirale richiede soltanto 5 minuti

Dagli anni cinquanta del secolo ultimo scorso, gli studiosi hanno evidenziato il legame tra fumo e cancro del polmone, ma per decenni non si è disposto di uno strumento efficace per monitorare i pazienti ad alto rischio di sviluppo della malattia.

Le cose cambiano nel 2011 con la pubblicazione nel New England Journal of Medicine (NEJM) della ricerca multicentrica National Lung Screening Trial (NLST), sponsorizzata dal governo statunitense, nella quale si evidenziava come l’utilizzo di uno screening con tac a spirale, nei pazienti maggiormente a rischio, fosse associato ad una riduzione del 20% delle mortalità per carcinoma polmonare.
In base a questi risultati, il centro oncologico del Memorial Sloan Kettering (MSK), congiuntamente ad altre strutture ospedaliere, lancia un progetto nazionale per lo screening polmonare. Ad oggi però, la maggior parte di pazienti che potrebbero beneficiare dello screening, non vi accede.
Il dottor Bernard Park, chirurgo toracico, e la dottoressa Michelle Ginsberg, radiologa, conducono insieme il progetto per lo screening polmonare al MSK. Con loro abbiamo discusso dei miti (false credenze) da sfatare sullo screening e di tutte le informazioni riguardanti lo screening che fumatori ed ex-fumatori dovrebbero conoscere

Miti da sfatare sullo screening del cancro del polmoneMito: Se smetto di fumare non sono più a rischio e non mi devo sottoporre allo screening

In base ai dati in nostro possesso, lo screening si raccomanda sia ai fumatori che agli ex-fumatori che abbiano smesso di fumare negli ultimi 15 anni, in base alla durata e quantità della loro esposizione al fumo di tabacco.
Nello specifico, lo screening si raccomanda ai soggetti di età compresa tra i 55 ed i 74 anni e che abbiano fumato l’equivalente di 30 o più “pacchetti per anno”. L’unità di misura “pacchetti per anno” si calcola moltiplicando il numero degli anni in cui si è fumato per il numero di pacchetti di sigarette fumati ogni giorno. Ad esempio, se si fuma un pacchetto al giorno per 30 anni, risulta “30 pacchetti per anno”, mentre due pacchetti al giorno per 20 anni equivalgono a “40 pacchetti per anno”.

Miti da sfatare sullo screening del cancro del polmoneMito: lo screening per il cancro del polmone è ancora in una fase sperimentale e non rientra nelle cure standard negli Stati Uniti

In seguito alla pubblicazione della ricerca NEJM, gli esperti di screening si sono resi conto della validità dello screening nella popolazione fortemente a rischio: fumatori ed ex-fumatori. Per i soggetti che rientrano in questa categoria, lo screening è coperto dal programma Medicare e Medicaid così come da altre compagnie di assicurazione.
Nonostante nello studio NLST i pazienti fossero sottoposti a screening con frequenza di tre TAC ogni due anni, gli esperti del centro MSK consigliano di sottoporsi a screening con frequenza annuale (una TAC spirale all’anno) fino a che sussistano i presupposti per sottoporsi a questo esame.

Miti da sfatare sullo screening del cancro del polmoneMito: lo screening è responsabile di un’alta percentuale di falsi positivi e di una serie di interventi invasivi e non necessari

“Lo screening per il cancro è correlato ad un rischio di falsi positivi, ma lo screening polmonare comporta un numero leggermente maggiore di falsi positivi” spiega la dottoressa Ginsberg. “Con il termine falso positivo si intende un dubbio diagnostico evidenziato dalla TAC, che necessita di ulteriori accertamenti radiologici. Questo non significa automaticamente che ci si debba sottoporre a delle tecniche diagnostiche più invasive”, puntualizza la dottoressa. Il dottor Park aggiunge che la probabilità di essere sottoposti ad interventi invasivi come la biopsia TAC guidata sia inferiore al 5%.

Miti da sfatare sullo screening del cancro del polmoneMito: Le TAC utilizzate nello screening per il cancro del polmone vi espongono a radiazioni pericolose

La TAC spirale utilizzata nello screening emette un numero di radiazioni 5 volte inferiori rispetto alle TAC tradizionali. In generale, anche uno screening con TAC tradizionale è associato ad un rischio molto basso di probabilità di sviluppare un cancro – forse un rischio pari allo 0,05%, vale a dire una possibilità su 2000. Per i soggetti che rientrano nelle categorie a rischio, il rischio potenziale di sviluppare un cancro a causa delle radiazioni della TAC è di gran lunga superato dal beneficio di poter salvare vite umane. Inoltre nello screening non si utilizza alcun mezzo di contrasto e non si necessita di alcun tipo di preparazione (come avviene per la colonscopia).

Miti da sfatare sullo screening del cancro del polmoneMito: Quando si individua il cancro, è ormai troppo tardi per poterlo trattare efficacemente

“Lo scopo dello screening consiste nell’individuare la malattia nella fase precoce, prima che questa sia sintomatica”, ci dice il dottor Park. “Il cancro polmonare in fase iniziale è curabile. Le persone dovrebbero pensare a questo esame come se si trattasse di un controllo per il colesterolo che permette di intervenire e prevenire eventuali disfunzioni dell’arteria coronarica”.
Secondo l’Associazione Internazionale per lo Studio del Carcinoma Polmonare, il tasso di guarigione riscontrato tra i pazienti con un cancro in fase IA – lo stadio iniziale della malattia che lo screening si prefigge di individuare – è superiore al 75%, facendo riferimento alla sopravvivenza a 5 anni dall’intervento.

Miti da sfatare sullo screening del cancro del polmoneMito: Lo screening per il carcinoma polmonare è una perdita di tempo

“Tutti noi siamo sempre impegnati e questo esame sembra un appuntamento in più sulla nostra agenda” spiega il dottor Park. “Sottoporsi allo screening può richiedere qualche sforzo, perché in qualche centro è necessario fissare una doppia visita, ma qui al nostro centro MSK basta fissare un appuntamento soltanto”, aggiunge.
Prima di sottoporsi alla TAC, è necessaria una visita medica che attesti l’idoneità allo screening e che il paziente non sia in fase di malattia conclamata. “Le persone devono entrare nell’ordine di idee che questo esame sia alla stregua di un semplice controllo per il colesterolo. Una scansione con TAC a spirale richiede soltanto 5 minuti del nostro tempo ed i risultati sono pronti già nel giro di 24 ore”, continua il medico. “La più grande barriera allo screening è rappresentata dalla paura” ci confida il dottore, “molti dei soggetti a rischio temono che si possa trovare qualcosa di brutto. Sono sempre tesi fino al momento in cui dico loro “è tutto a posto”. Bisogna insistere sul fatto che la maggior parte delle persone che si sottopone a screening non ha il cancro, e che questo esame permette di salvare la vita di quella piccola percentuale di pazienti in cui si individua la malattia”, conclude.

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