Etica Medica

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Etica Medica

Nel corso della storia il rapporto medico – paziente ha visto il passaggio dalla condotta paternalistica, secondo cui il medico era impegnato a ripristinare la condizione di salute indipendentemente dalle preferenze del paziente, all’attuale metodo che riconosce il diritto del malato ad essere informato e partecipe delle decisioni terapeutiche che lo riguardano.
Ne è seguita l’introduzione nella prassi medica del consenso informato. In altre parole oggi viene richiesto (o dovrebbe essere richiesto), dal personale medico sanitario ai singoli pazienti, un assenso specifico per ogni accertamento diagnostico o atto terapeutico che sia al di fuori della routine medica consolidata, e per ogni eventuale coinvolgimento in sperimentazioni cliniche.  L’assenso deve essere il risultato di un’ampia discussione avvenuta fra medico e paziente, volta a chiarire le condizioni di salute, le alternative terapeutiche ed in particolare i pro e i contro dell’atto medico proposto.
Anche questo modello, tuttavia, mostra ancora, soprattutto in campo oncologico, dei limiti.  Spesso, infatti, viene segnalato che la comunicazione non tiene conto della condizione psicologica e di grave angoscia dei pazienti, che necessitano di un’ informazione veritiera, ma anche commisurata allo stato culturale e mentale del paziente. Le parole possono curare, ma possono ugualmente ferire.

Noi riteniamo che il linguaggio e l’approccio vadano adattati alle diverse personalità, alla cultura e all’ emotività del singolo paziente, perché ciascun uomo è diverso dall’altro. Ciò è nel rispetto del codice di deontologia medica (ultima revisione, anno 2006), dove si dice:  “Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana” e ancora che “La salute è intesa nell’accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona”.

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Questo blog è uno spazio aperto a tutti.
E’ un’occasione per accogliere suggerimenti, opinioni e, soprattutto, esperienze vissute.
E’ un’opportunità di discussione sul rispetto cui ha diritto un malato di cancro del polmone, affinché il suo percorso terapeutico, già difficile, non sia costellato di pungenti spine d’indelicatezza, insensibilità e disumanità.
E’ un invito ai medici ad introdurre, nell’arida esecuzione dei protocolli terapeutici, un po’ di pathos ed  empatia.

Chi desidera inviare idee o considerazioni, utilizzi il modulo di contatto presente a fondo pagina.

Approcci dei medici oncologi ai pazienti

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Nella Community social di ALCASE si è aperta una riflessione sul diverso modo di comunicare ed interagire dei vari oncologi con i pazienti che hanno in cura o che richiedono un consulto.

Missione e non professione

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Per un oncologo la sua opera con i pazienti, oltre a professionalità, umanità , sensibilità, empatia e solidarietà, deve costituire una vera e propria missione medica.

Reparto oncologico inaccessibile

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Riceviamo una lettera traboccante di dolore per la perdita di una cara amica... e per le carenze di competenza, professionalità ed umanità di cui ella spesso si lagnava.

Speranza e prognosi infausta

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L’informazione sulla prognosi, relativa a tutte le patologie, ma in particolare al cancro del polmone, è sempre un’ipotesi. Il medico, non essendo onnipotente né onnisciente non ha la competenza di conoscere tutte le variabili che possono presentarsi durante il decorso di una malattia.

Il Giuramento Medico è un impegno inderogabile

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Ci piace ricordare una frase di Umberto Veronesi: “I malati non sono pazienti, ma persone da curare nel corpo e, soprattutto, nell'anima.  Perché guarire l'involucro non basta".

A quando l’esame di empatia per i medici?

A quando l’esame di empatia per i medici?

Testimonianza di una moglie: "Abbiamo riscontrato mancanza di ascolto e di risposte. Durante le visite ambulatoriali abbiamo capito presto che non venivamo ascoltati. Mentre il dottore scriveva chino sui documenti, le nostre domande non venivano prese in considerazione per cui eravamo costretti a non farne più."

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