Sopraffatta dal dolore

Sopraffatta dal dolore

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Il cancro del polmone si è portato via entrambi i miei genitori – il dolore mi ha quasi sopraffatta

Articolo di Sasha Rose Hamro tratto dal The Guardian
Traduzione di Elettra Feltrin

Perdere i genitori significa perdere un amore incondizionato. Ogni giorno sento la loro mancanza e spero che loro mi abbiano trasmesso l’amore, l’empatia e la grazia per affrontare tutto questo.
Lo scorso agosto ho attraversato un dramma quando mi sono ritrovata a cercare su internet notizie di persone che avessero perso metà dei propri familiari a causa del cancro. Nello specifico, cancro del polmone. Questo tumore si è portato via entrambi i miei genitori prima che mia sorella ed io avessimo avuto il tempo di formarci una nostra famiglia, prima che ci sentissimo davvero adulte e questo mi ha sopraffatta dal dolore.

Mio padre è morto nel 2010 dopo una lunga battaglia. In qualità di care-givers, mia sorella ed io abbiamo constatato con i nostri occhi quanto il papà abbia combattuto per rimanere ancorato a quella vita che lui amava tanto. La sua lotta mentre perdeva la sua indipendenza e le sue funzioni vitali ci ha spaccato il cuore e, come figlie, eravamo consapevoli che stavamo per perdere una parte delle nostre radici. Subito dopo la morte del papà, io e mia sorella avevamo l’incubo di perdere anche la mamma. Nonostante i nostri genitori fossero separati da molto tempo, la mamma ci è stata molto vicina mentre navigavamo tra le imprevedibili onde del lutto.
Senza il papà il mondo era traballante e spaventoso, ma ero fiera di essermi presa cura di lui e di avergli voluto bene fino alla fine.

Ci sono voluti due anni per ricostruire quelle vite che ci eravamo lasciate alle spalle, a causa dell’irruzione del cancro. Siamo riuscite a tracciare nuovi percorsi, abbiamo trovato nuovi inizi, e le cose cominciavano a tornare nella norma, avevo anche cominciato a fare dei progetti per il futuro. Tutto questo fino a quando, lo scorso mese di luglio, ho ricevuto una telefonata. Nostra madre aveva un carcinoma polmonare al IV stadio, parole familiari per noi. Il cancro del polmone si era già diffuso ed infiltrato a vari organi: fegato, cervello, ossa. No, la mamma non poteva essere sottoposta ad un intervento chirurgico. No, non poteva nemmeno essere sottoposta alla chemioterapia.

La mamma purtroppo non ne ha avuto per molto, e dopo sei settimane dalla diagnosi eravamo davanti ad un altro crematorio a raccogliere le ceneri della donna che ci aveva dato la vita. Nelle settimane successive alla sua morte, ho provato uno stato inconscio di shock. A livello razionale sapevo che era morta, visto che avevo prenotato io stessa la cerimonia funebre ed avevo anche svuotato il suo appartamento, ma il cuore ed il cervello a volte svolgono il ruolo di miracolosi organi di protezione. Non sentivo assolutamente niente. In un costante stato di sbigottimento, chiedevo a chi mi stava vicino come fosse possibile che la perdita di una persona così cara non si manifestasse attraverso un lutto devastante. Uno psicologo mi spiegò che il disagio del vuoto sarebbe stato presto rimpiazzato da ondate di dolore paralizzante, e che queste erano proprio dietro l’angolo. Effettivamente aveva ragione.

Sopravvivere ad un nostro caro richiede un supporto infinito e molta comprensione, anche per le persone più forti.
Quando il dolore è arrivato, è stato paralizzante. Continuavo a pensare dalla mattina fino a notte fonda alla donna alla quale avevo voluto così tanto bene, al cancro, alla paura ed all’angoscia, sia sua che mia. Morivo dalla voglia di parlare, di stringerle la mano. Chiedevo ad un Dio nel quale non credo, di poterla riportare da me. Le ho inviato delle lettere, ho indossato le sue magliette, ho tenuto un suo mollettone per i capelli sul comodino a fianco del letto, usavo la sua spazzola, quando mi abbassavo per allacciarmi le scarpe, erano le sue mani quelle che vedevo.

La mamma è il nucleo di ciò che noi siamo, e tutto è stato diverso senza di lei. La persona che ero prima della sua perdita sembrava essersene andata per sempre con lei, era rimasta soltanto un’ombra frammentata, arrabbiata, vuota. Gli amici ed i familiari che non erano in grado di gestire questa doppia dose di tragedia, si sono allontanati in fretta, mentre quelli che sono rimasti al nostro fianco hanno atteso delle pause tra i nostri singhiozzi per esprimere cordoglio e vicinanza.

La perdita molto spesso si mescola a delle incomprensioni, frustrazioni, rifiuti, una lezione che le persone che ci sono vicine imparano in fretta. Le uniche ricette per il mitigare il dolore sono una profonda compassione, amore e comprensione. Ma nonostante le loro migliori intenzioni, non tutti sono in grado di offrire le giuste premure, e questo rende le cose difficili per ambo le parti. Anche per i più forti, il lutto richiede un supporto ed una comprensione infiniti.

La perdita dei genitori corrisponde alla perdita di un amore incondizionato, e questo corrisponde con una transizione epocale. Amici, compagni, perfino i parenti ci possono abbandonare se lo vogliono. Ma i padri e le madri restano. Ci vogliono bene, sempre, comunque. Anche quando non ce lo meritiamo, anche quando non lo vogliamo.

Ogni singolo giorno sento la loro nostalgia ma, in ricorrenze particolari, la solitudine è difficile da gestire. Quando tutti ritornano a casa dalle loro famiglie, è difficile non sentirsi alienati. In questi mesi ho cercato di arrangiarmi, ho superato il Natale, il mio compleanno ed il compleanno dei miei genitori. Nessuna di queste ricorrenze è stata facile, e, nonostante lo scorrere del tempo ci offra sollievo, non ci sarà mai una singola festa, un singolo momento della mia vita che io non vorrò condividere con loro.
In seguito alla morte della mamma, ho seguito un consiglio che mi è stato dato da un’amica che aveva recentemente perso entrambi i genitori. Mi aveva raccomandato di prendermi cura di me. All’inizio non capivo bene a cosa si riferisse, ma cercare di dormire e mangiare mi avrebbe permesso di essere in forma una volta in cui fossi stata travolta dalle ondate del lutto. Ho smesso di fumare, ho praticato attività fisica, ho letto tutto quello che potevo sul lutto, e ho mantenuto l’autocommiserazione al di fuori della porta. Mi sono focalizzata sulla gratitudine verso il mio partner che mi sosteneva, verso i miei cari amici e verso il legame che condividevo con mia sorella.

Nelle nebbia del caos emotivo, il consiglio di focalizzarmi sulla mia salute è stato davvero prezioso, soprattutto perché mi è stato dato da chi aveva provato sulla propria pelle lo stesso dolore.

Il papà e la mamma non diventeranno mai nonni e non diventeranno neanche anziani. Le persone che mi hanno insegnato a camminare, a parlare, ad amare ed a vivere se ne sono andate via per sempre. E mi mancheranno sempre, fino a che io avrò vita su questa terra. Spero che i genitori che sono stati mi abbiano trasmesso la forza di affrontare tutto questo con grazia, amore ed empatia. Valori che mi sono stati trasmessi da loro e spero che loro possano essere fieri di me.

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