La paura c’è, ma… si va avanti.  La storia di Kathy Ball

La paura c’è, ma… si va avanti. La storia di Kathy Ball

Ho sofferto di tosse e raffreddore per diversi mesi e mi è stata diagnosticata una forma di asma. Una diagnosi che ho prontamente accettato. Un paio di anni dopo, nonostante l’uso costante di inalatori che non sembravano mai dare sollievo al respiro affannoso, ho sentito un terribile dolore al fianco che si irradiava fino alla scapola rendendo difficile respirare a causa del dolore lancinante.
Sono andata dal medico che ha detto che avevo la pleurite e ha prescritto antibiotici. Ho assunto i farmaci come indicato e ho continuato a lavorare perché il mio lavoro era abbastanza sedentario, essendo consulente di vendita di case nuove. Stavo bene quando ero seduta.

Dopo circa una settimana ho iniziato a sentirmi peggio, non riuscivo quasi a respirare a causa del dolore al fianco. Ho chiamato il medico che mi ha detto di andare in ospedale, così ho chiesto l’aiuto di una mia amica che è venuta a prendermi e con lei in auto ho fatto il viaggio più doloroso della vita. In ospedale sono stata portata molto rapidamente in una stanza laterale e collegata a un monitor per controllare il  cuore perché pensavano che stessi avendo un infarto. La temperatura era alta, quindi mi furono tolti i vestiti e fui messa di fronte a due ventilatori per rinfrescarmi rapidamente. Dopo una radiografia del torace è stata diagnosticata la polmonite.

Dimessa dall’ospedale, ho preso appuntamento con un medico che mi ha suggerito di fare un’altra radiografia per vedere se tutto andava bene e mi ha assicurato che mi avrebbe chiamato con il risultato.

Ricordo chiaramente che stavo facendo un bel pranzo con gli amici in un hotel locale quando ricevetti la telefonata del medico. Le sue parole ” non ho buone notizie” è stato tutto ciò che ho ascoltato. Ho detto ai miei amici che dovevo andarmene, ho lasciato l’hotel e ho camminato sotto la pioggia, con una terribile angoscia.

Il medico mi disse che c’era qualcosa nel referto dei raggi X, ma non sapeva cosa fosse e che pensava che non fosse niente di molto grave, che forse era solo tessuto cicatriziale della polmonite ma avevo bisogno di fare una Tac.
Gli approfondimenti diagnostici sono stati abbastanza rapidi, comprese broncoscopia e biopsia, poi è arrivata la notizia che avevo un carcinoma adenoide cistico, una forma rara di cancro ai polmoni, che probabilmente avevo da circa 4 anni… Per fortuna era un tumore a crescita lenta!

Ricordo di essermi seduta mentre il medico mi dava la notizia. Tutto quello che pensavo era “Sto per morire e le mie ragazze saranno sole“, ero completamente distrutta, non avendo poi mai fumato nella mia vita. Non mi capacitavo del fatto che, nonostante conducessi uno stile di vita sano, mi ero ammalata di cancro ai polmoni.
Due settimane dopo mi sono trovata in ospedale ad attendere il lunedì e le ore 08.00 per l’ intervento chirurgico, con le mie due figlie sedute al mio fianco. Ero pietrificata e convinta che non sarei sopravvissuta all’intervento. Ma 5 ore dopo ero in terapia intensiva collegata a tutti i tipi di macchine e ancora molto viva.

Sono tornata a casa dopo 6 giorni in ospedale, incapace di fare qualsiasi cosa, ogni movimento era agonia, compiti semplici come andare in bagno, fare la doccia e vestirsi erano quasi impossibili La mia figlia maggiore ha lasciato il lavoro per prendersi cura di me a tempo pieno; la mia figlia più piccola che era all’Università, sebbene volesse rimanere a casa  con me, fu convinta a non interrompere il corso di laurea.

Durante una visita di follow-up il chirurgo mi disse che non aveva rimosso tutte le cellule e che dovevo sottopormi a 5 settimane di radioterapia intensiva per 25 trattamenti. Gli effetti collaterali del trattamento erano debilitanti e ho trovato difficoltà a mangiare o bere. Mi sentivo abbastanza orribile. Ma il 9 dicembre ho terminato la radioterapia e sono tornata a casa mia. È stato bello tornare a casa e ho iniziato a recuperare velocemente con l’aiuto delle mie meravigliose figlie, della mia famiglia e dei miei amici.

Sono passati tre anni dalla chirurgia e dalla radioterapia e mi sento davvero bene. Adoro camminare e fare passeggiate. Mi piace ballare e desidero prendere lezioni di salsa per i mesi invernali.

Sono sopravvissuta a questa condizione… Sono così felice di essere viva!

Non è la fine del mondo avere un solo polmone. Come dice il proverbio “Ciò che non ti uccide, ti rende solo più forte”.

 

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