Variabilità interindividuale e intraindividuale nella lettura delle immagini radiologiche

Variabilità interindividuale e intraindividuale nella lettura delle immagini radiologiche

Buongiorno,

a mio cognato è stato diagnosticato nello scorso ottobre un microcitoma al IV stadio con varie metastasi. Sta facendo cicli di chemioterapia  (quattro cicli fatti fino ad ora con tre giorni di terapia  ogni 3 settimane)  e la prima TAC di controllo fatta a dicembre 2018, confrontata con la TAC di ottobre2018, evidenziava una riduzione del tumore iniziale ed anche delle metastasi.

Qualche giorno fa, gennaio 2019 ha fatto un’altra TAC di controllo come da programma, ma il referto è perlomeno strano: “i risultati paiono positivi in quanto le dimensioni  delle masse sono diminuite e alcune  non vengono proprio citate (nodulo al pancreas scomparso?) ma nel  referto sono citati numeri delle predente TAC con cui dovrebbe confrontarsi che non esistono proprio: ad esempio nella TAC precedente il nodulo maggiore era di 35 e lui invece scrive che in quella stessa TAC era di 28 come se leggesse un’altro documento e così anche altre misure.  Il responsabile di radiologia a cui ho chiesto chiarimenti, temendo che avessero letto e confrontato un esame di un’altro paziente visto i dati così diversi, mi ha detto seccato e con poca convinzione che le immagini della TAC sono in movimento quindi i due radiologi diversi che hanno letto e stilato il referto possono aver preso misure diverse della medesima TAC.

Sinceramente mi pare molto strano, come si può valutare se le masse tumorali diminuiscono e se le terapie sono efficaci  se le interpretazioni sono così soggettive? Sono preoccupata, l’oncologo che ci segue, oberato di lavoro per problemi organizzativi dell’ospedale, dice di aver notato qualche cosa di strano e di averlo segnalato ma ci dice di non preoccuparci. Noi ovviamente ci preoccupiamo, vorremmo capirci qualche cosa e avere risposte chiare.

Grazie.

Roberta

Gentilissima Roberta...

la ringrazio per la questione posta che necessita di un chiarimento.  Chiarimento cui molte altre persone potrebbero essere interessate.  Come al solito, non potrò sostituirmi ai suoi radiologi e quindi dirle se e quanto la malattia di suo cognato è in regressione, ma le dirò  sinceramente qual’è la mia impressione su ciò che mi ha raccontato.

A riguardo della questione generale, certamente esiste una certa variabilità soggettiva (sia interindividuale che intraindividuale) nella lettura delle immagini radiologiche. E’ umano e ci sarà sempre.  Infatti, la macchina misura perfettamente i due diametri trasversi massimi che l’operatore ha selezionato, e qui casca l’asino!… La scelta di quei diametri ha sempre una minima variabilità fra operatore e, persino, nello stesso operatore, quando questi misuri la stessa lesione più volte.  Anche utilizzando la volumetria, è sempre l’operatore che deve stabilire cosa è tumore e cosa, per esempio, è collasso polmonare adiacente, ovvero non tumore. Per questa ragione, nei grandi trials clinici di tipo policentrico (spesso internazionali), non ci si fida della lettura dei radiologi dei vari centri partecipanti, ma si costituisce un un unico ufficio di valutazione centrale, composto da più persone che devo raggiungere un accordo condiviso su ciascun punto di repere da utilizzare poi nella misura…

Ovviamente, la variabilità cui accennavo è modesta e ai fini pratici trascurabile.  Infatti c’è praticamente sempre un sostanziale accordo fra la lettura di un radiologo e quella di un’altro.

Nel suo caso, la discordanza appare davvero eccessiva e lei ha tutte le ragioni per essere sospettosa. Personalmente le consiglio di richiedere con forza una “rilettura” delle  immagini, firmata dai due radiologi che hanno refertato le due TC.  Al peggio, c’è sempre la possibilità di richiedere le immagini su dischetto e farle rivalutare da altro specialista, magari in un centro ed una città differente (anche se ciò ha un costo…).

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direttore medicoCordialmente,
Gianfranco Buccheri

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