CEA e TPA: quale il reale valore?…

CEA e TPA: quale il reale valore?…

Buon giorno Dott Buccheri,le chiederei gentilmente di rispondere alla seguente domanda:
Mia mamma lamentava una tosse stizzosa dal novembre del 2011(unico esame,un RX sottoesposto), deceduta nel luglio 2014 per un adenocarcinoma polmonare metastatico,diagnosticato nell’agosto 2013  tramite una tac(mts celebrale),veniva seguita dal medico di base e sino al 2012 dalla medicina nucleare di sassari a causa di un pregresso carcinoma tiroideo(operata nel 1994),e annualmente  faceva i test con i marcatori tumorali aspecifici CEA e TPA che nell’anno 2011(giugno) risultavano di 3 ng/mL 62 U/L,nel maggio 2012 1.3 ng/mL e 35U/L e nell’agosto 2013 >100ng/mL e 153U/L.
Può essere considerato assente il tumore sino al maggio 2012(quando praticò il test con i marcatori tumorali),basandosi solo sulla normalità dei risultati?
Che grado di attendibilità possono avere?
L’unico rx del 2011 è in parte sottoesposto ,il medico non l’ha fatto ripetere e quindi lascia forti dubbi.
Leggendo i vecchi referti strumentali( TAC novembre 2013) ,con paziente  da novembre 2013,debilitata,intossicazione grave dal tegretol(metastasi celebrali e ossee,e NON SOTTOPOSTA ANCORA A NESSUN TRATTAMENTO CHEMIO/RADIO,si apprezza un incremento subcentimetrico del male che nell’agosto 2013 misurava 5×4 cm; potrebbe il tumore essere insorto dopo il maggio del 2012 e cresciuto a dismisura,con velocità maggiore,in un paziente sicuramente dal punto di vista fisico ,in condizioni migliori rispetto al periodo intercorso tra le 2 tac ,agosto/novembre 2013.
Da profano in materia leggo comunque che il marcatore non può essere sostitutivo ad un indagine strumentale,ma solo complementare,avendo un certo margine di errore(falsi negativi).
Può gentilmente darmi qualche delucidazione,indicando con precisione che grado di attendibilità hanno il cea e il tpa.
Cordiali saluti
Mauro Cherchi
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Caro Mauro,  ti ringrazio, innanzitutto, per la tua domanda che mi dà l’opportunità di parlare di una questione di cui il mio gruppo di studio ed io, in particolare, mi son molto occupato in passato (http://www.alcase.it/alcare/attivita-scientifica/).

Tu dici: “Da profano in materia, leggo comunque che il marcatore non può essere sostitutivo ad un indagine strumentale ma può solo complementarlo, avendo un certo margine di errore (falsi negativi).”  Ed hai ragione. L’indagine strumentale va sempre fatta a conferma, o meno, del valore o della variazione di livello del marcatore, ma il suo significato non è affatto trascurabile e va preso in seria considerazione dal clinico. Un aumento significativo (o un valore unico di per se molto alto) dei livelli ematici di CEA e/o TPA significano quasi sempre malattia anatomicamente estesa, progressione, e/o prognosi sfavorevole.

Per darti un esempio del valore clinico dei marcatori serici, in un nostro studio pubblicato nel 1995 su Chest (http://journal.chestnet.org/article/S0012-3692(16)34981-9/fulltext), la capacità del TPA di discriminare un tumore operabile da uno inoperabile risultava sostanzialmente uguale a quello della TAC come facilmente si evince dalla tabella qui sotto (cliccando sulla quale si può ottenere il PDF di stampa originale).

PS. Per la comprensione della tabella è necessario sapere che “accuracy” in inglese vuol dire accuratezza (diagnostica), ed esprime la percentuale della somma dei casi veri positivi e veri negativi sull’intero campione.

In conclusione, l’interpretazione del CEA, TPA, e degli altri comuni marcatori tumorali di vecchia generazione è molto utile, ma riservata all’oncologo che ne abbia esperienza.

Spero di essere stato utile.

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri

GIANFRANCO BUCCHERI

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