La mutazione EGFR esclude la presenza di altre mutazioni e/o l’efficacia di una eventuale immunoterapia?

La mutazione EGFR esclude la presenza di altre mutazioni e/o l’efficacia di una eventuale immunoterapia?

Gentilissimo Dott. Buccheri,

avrei 2 quesiti da proporle.

A mia mamma, a  gennaio 2013, è stato diagnosticato  un adk polmonare con ripetizioni epatiche. Da allora ha fatto un anno iressa,  una anno alimta di cui le prime 4 con cisplatino,  dopo 4 sedute di taxotere senza risposta alcuna, dopo 4 mesi di vinorelbina metrica in capsule ed anche questa senza risposta, ora dal 3 dicembre 2015 assume azd9291 perché t790m +,  prima 80 mg al giorno e da luglio 40 mg al dì per problemi di anemia..

Questa premessa era necessaria.  Ora le chiedo se la mutazione egfr esclude a priori altre mutazioni e se la positività egfr fa si che ci possa essere una marcata presenza nei tessuti tumorali di pd1 o Pdl 1 e quindi avere buone risposte da un eventuale immunoterapia. ..

La ringrazio anticipatamente. ..

Grazio Rochira

Caro amico...

Mi piace premettere, innanzitutto, che ho apprezzato la strategia complessiva degli oncologi che hanno in cura la tua mamma.  Anche se si è ecceduto un pò con le linee di chemioterapia, quello di tua mamma è un buon esempio di come sfruttare fino all’ultimo la presenza della mutazione EGFR in un paziente con NSCLC mutato per il fattore di crescita epidermoide…. Ovviamente tu ti preoccupi -giustamente- del dopo e mi poni due domande cui risponderò brevemente:

  1. La presenza della mutazione EGFR esclude quella di altre mutazioni?… La risposta, in generale, è no, anche se va detto e sottolineato che c’è certamente una bassissima frequenza di doppia mutazione,  EGFR e ALK nello stesso tumore.  Tuttavia, le mutazioni oggi trattabili sono almeno 3 (c’è anche la ROS1) e, soprattutto, ce ne sono molte altre che potrebbero essere trattate con farmaci approvati per altri tumori o con farmaci sperimentali.  Per questo noi consigliamo di fare l’analisi completa delle mutazioni genetiche del tumore (https://www.alcase.eu/studio-ricerca/oncodna/ e https://www.alcase.eu/studio-ricerca/scienze-per-la-vita-caris-life-sciences/), che però comportano un costo non indifferente e, soprattutto, la vera e totale disponibilità di un oncologo che dovrà poi essere disponibile a fare in prima persona la terapia che risultasse efficace o ad indirizzare ad altri colleghi in grado di farla.
  2. C’è una correlazione fra mutazione EGFR ed espressione tumorale del PD-L1?… Non è ancora chiaro, neanche a livello di ricercatori: https://translational-medicine.biomedcentral.com/articles/10.1186/s12967-014-0373-0.  Pertanto non è possibile oggi concludere che gli adenocarcinomi EGFR mutati risponderanno meglio o peggio degli altri.  Va detto, comunque, che l’elevata concentrazione di PD-L1 sulle cellule tumorali non è l’unico fattore predittivo della risposta, e che si osservano ottime risposte anche in persone con PD-L1 test solo debolmente positivo.

In conclusione, finché la mamma risponderà (dovrebbe) all’AZD9291 ci sarà tutto il tempo di fare una valutazione completa del genoma del tumore (magari attraverso una re-biopsia). Poi, se quella non sarà stata fatta, il Nivolumab potrà esser preso in considerazione.

Spero di esserti stato di aiuto.

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri

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