Gli intervalli fra una chemio e l’altra devono avere scadenze fisse o anche… “elastiche”?

Gli intervalli fra una chemio e l’altra devono avere scadenze fisse o anche… “elastiche”?

Salve dottore Gianfranco Buccheri, le volevo chiedere una cosa. Mio padre ha un microcitoma 4 stadio con metastasi ossee e surrenaliche e ha eseguito tre cicli di chemioterapia con sali di platino e etoposide ed attualmente ha fatto 5 sedute di radioterapia al cranio e al femore.. La chemioterapia ha diminuito il tumore al polmone ma sono aumentate le metastasi ossee, il suo protocollo è ogni 21 giorni si deve fare la chemio che dura 3 giorni ora a 1 mese passato che non la sta facendo e i medici hanno detto che lo vogliono tenere altre 2 settimane senza fare la chemio, ma è giusto questo perché mio padre gli esami del sangue ce li ha tutti buoni, io ho paura che avendo tutto questo ritardo il tumore possa camminare ancora..

Martina

Cara Martina...

Normalmente, la chemioterapia vien fatta ad intervalli regolari, di solito di 3 settimane, qualche volta di 4 settimane, a seconda dei farmaci.  La lunghezza del ciclo dipende dai farmaci usati e dalla loro somministrazione in un unica giornata o più raramente in due, tre giorni.

Ma perché vengono usati questi intervalli di 3 o 4 settimane?… Semplice. Perché si cerca di “sincronizzare” la somministrazione della chemioterapia col ciclo cellulare.  E di far sì che essa arrivi alle cellule nel momento in cui sono più sensibili. Ovviamente, le dosi dei farmaci, standard per tutte le persone di una particolare taglia, possono risultare eccessive per qualcuno/a.  In tali casi, si cominciano a verificare fenomeni di tossicità che impongono un qualche intervento di aggiustamento.

Un tipo di aggiustamento è quello di ridurre la dose dei farmaci, fino anche a zero, e mantenere fissi gli intervalli di somministrazione.  Un altro metodo è quello di rimandare di una settimana, poi di un’altra settimana, e poi ancora, fino alla risoluzione completa dei fenomeni di tossicità.  Noi abbiamo sempre preferito il primo metodo, molti preferiscono il secondo.

Ma qual’è il metodo migliore?… Nessuno lo sa perché non sono mai stati fatti studi clinici per rispondere direttamente a tale quesito.

In ogni caso, qualunque sia il metodo utilizzato, l’oncologo ha sempre la stessa linea: dare il massimo della dose che quel particolare organismo può accettare. La chemio è una cura -come diciamo noi medici- che ha un piccolo margine terapeutico, ed è per questo che ci vogliono sempre più terapie mirate e l’immunoterapia!..

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri

GIANFRANCO BUCCHERI

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