Esposizione ai cangerogeni, acuta o cronica.  Cosa è peggio?

Esposizione ai cangerogeni, acuta o cronica. Cosa è peggio?

inquinamento atmosfericoGentile Dott. Buccheri,

sono uno studente di Medicina e mi trovo sinceramente in imbarazzo nel pensare che le stia sottraendo del tempo utile a persone sicuramente più bisognose del suo tempo.

Rapidamente le spiego. La contatto per una preoccupazione che mi assale da giorni.
Con stupida leggerezza! tre giorni fa, mi son trovato a guidare una vecchia auto diesel per un tragitto della durata di massimo 3 minuti. L’auto in questione, a mia insaputa era sprovvista del raccordo di scarico e del catalizzatore, pertanto tutti i suoi fumi di scarico, non catalizzati e particolarmente scuri, si riversavano direttamente nel vano motore e parte di questi durante la marcia entravano copiosamente nell’abitacolo. L’unico finestrino abbassato era quello lato guida essendo rotto quello lato passaggero, andavo piano, non oltre i 30 km/h per cui anche la ventilazione dell’abitacolo era modesta.  Ho respirato meno possibile, a tratti con la maglietta poggiata sul naso e nell’immediato non ho accusato sintomi degni di nota. Solo dopo due ore circa ha fatto seguito l’esordio di una faringo-laringite che ad oggi ancora è presente. La notte stessa a causa dell’iperemia faringea e della sensazione di costrizione sono stato in un centro PS dove anche il dosaggio della CoHb è risultato nella norma, 0,4%, ho quindi assunto per i gg successivi del Beclometasone per aerosol. Preciso che in passato ho avuto seppur lievi, sintomatologie asmatiche e riniti, ma mai particolarmente degne di nota.

A freddo, i pensieri sono stati tanti. Non ho mai fumato in vita mia, l’odore del fumo mi irrita e infastidisce quasi subito. Pensare di aver inalato per 3 minuti, in cui avrò effettuato circa 30-35 atti inspiratori ben note sostanze come PM10 e altri, idrocarburi incombusti, NOx e ossidi di zolfo mi preoccupa parecchio. Un esposizione acuta di questo tipo, a dosi presumibilmente alte seppur per poco tempo, a che rischio oncologico potrebbe associarsi?
Ho cercato su PubMed se esistessero studi sperimentali, ma ho trovato un solo studio relativo ad esposizione acuta sull’uomo, e l’esposizione per 120min a scarichi Diesel a concentrazioni presumibilmente più basse di quelle a cui mi sono esposto, sembrerebbe essere responsabile di indurre alterazioni epigenetiche sui loci CpG. Allego il link dello studio.

La ringrazio tanto per l’attenzione!
Cordiali saluti

Francesco Gallisai

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25487561

Caro Francesco...

grazie, innanzitutto, per il tuo quesito che mi permette di generalizzare il tuo caso con la semplice domanda: “E’ più pericolosa l’esposizione acuta alle sostanze cangerogene o quella cronica?…

Premetto che non esistono studi prospettici, e controllati, che abbiano comparato gli effetti cancerogeni di una stessa sostanza applicata sull’uomo con differenti durate temporali.  E d’altra parte, chi si sognerebbe di esporre intenzionalmente degli uomini a sostanze cancerogene (pur di rispondere a un quesito di grande interesse generale)?…  Ciò vuol dire che la risposta può venire solo da studi epidemiologici longitudinali e/o da evidenze sperimentali su culture cellulari e animali di laboratorio, ma ovviamente non ha la forza dimostrativa che avrebbe nel primo caso.  Anche per quest’ultimo tipo di studi, tuttavia, vi è una evidente carenza di evidenza, come tu stesso hai verificato.

E allora?… Allora bisogna ricorrere alle conoscenze fondamentali dell’oncogenesi e da queste ottenere una risposta che non sarà “la verità”, ma qualcosa di assai simile a livello probabilistico.

Come certamente saprai, i derivati benzenici (detti anche idrocarburi di tipo policiclico o aromatici) si producono durante la combustione degli idrocarburi e sono presenti in grandi quantità nel fumo di sigaretta, nello smog urbano, e nel tuo, temporalmente brevissimo, inalato. Tali sostanze, a cominciar dal benzene che ne è l’archetipo, sono altamente cancerogene perché hanno una grande affinità per il DNA, e tendono a legarsi allo stesso, sbilanciandolo e compromettendone la funzione replicativa.  In effeti, tali sostanze possono alterare la funzione dei geni: normalmente alterano la funzione di geni che non si esprimono mai (non succede niente); qualche volta capita che alterino la funzione di geni che comandano la produzione di proteine vitali per la cellula (la cellula muore, ma l’organismo non ne riceve alcun danno perché la sostituisce tranquillamente); rarissime volte avviene che alterino la funzione di un gene cosidetto “oncosoppressore” o di un “oncogene”, innescando appunto il processo dell’oncogenesi.  Le probabilità che ciò avvenga sono infinitesimali (altrimenti già da bambini avremmo tutti un bel ( 🙁 ) tumore al polmone!).  Tuttavia se ore dopo ore, giorni dopo giorni, mesi dopo mesi, anni dopo anni, il processo si ripete le probabilità infinitesimali diventano significative, tali da colpire, grosso modo, 1 uomo -pesantemente e cronicamente esposto- ogni 10.  All’estremo opposto, una esposizione molto più pesante in intensità, ma brevissima in durata (come è stata la tua) ha probabilità infinitesimali di partenza che possono moltiplicarsi per 3, 10, anche 200 (a seconda del fattore concentrazione del tossico), ma rimangono sempre infinitesimali.  Semmai, il numero di cellule danneggiate e morte (moltiplicato per il fattore concentrazione di cui sopra) può cominciare ad essere significativo e può dare qualche manifestazione clinica di flogosi acuta (quella di cui parli).

In conclusione, spero si sia capito dal ragionamento precedente che è l’esposizione cronica ai cancerogeni, non quella acuta, da temere dal punto di vista oncologico.

Io, se fossi al tuo posto, dimenticherei l’accaduto e vivrei sereno…

Cordialmente,

direttore-medico-firmaGianfranco Buccheri

 

 

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