La dieta dei malati di cancro al polmone: quali caratteristiche dovrebbe avere?…

La dieta dei malati di cancro al polmone: quali caratteristiche dovrebbe avere?…

Buongiorno,

si parla molto del ruolo dell’alimentazione sulla nascita dei vari tipi di cancro. In particolare mi riferisco a quei dati scientifici, pubblicati da riviste istituzionali, e  alla dieta della longevità di un professore italo americano, il quale ha dimostrato che una dieta povera di proteine e zuccheri, porti l’organismo -anche malato- ad una sorta di reset naturale dove  la massa tumorale non avendo cibo a sufficienza ( proteine e zuccheri) regredisce.

La mia domanda è questa:

  1. perché nel percorso medicalizzato dopo una diagnosi di cancro, anche quella polmonare, non si è affiancati da un dietologo che prescriva una dieta povera dei suddetti elementi?
  2. perché nonostante le prove della diminuzione dello stato infiammatorio (con -causa di un cancro) la dieta del malato di cancro è libera?

Mia madre è seguita al COES di Torino, dove esegue la chemioterapia e una miriade di altre analisi strumentali (Tac, RX, RM), ma del dietologo non c’è traccia..

Cordiali saluti
S.B.

Cara Amica...

Tu parti da assunzioni che consideri scontate, ma che scontate non sono.  Anzi, direi, parti da premesse che sono, nella loro più rigorosa enunciazione, del tutto sbagliate.

Non conosco il professore italo-americano che ha condannato proteine e zuccheri, la cui eliminazione farebbe “morir di fame” il tumore.  Ma conosco questa “favoletta” che gira per il web. E’ una idea irrazionale, non supportata da alcuna evidenza scientifica, e soprattutto rivela la mancanza di conoscenze biochimiche e di fisiologia umana normale.  Mi spiego: la fisiologia del nostro pancreas prevede (tramite l’azione di due ormoni: il glucagone ed l’insulina) il mantenimento di una condizione di steady state del tasso glicemico nel sangue con una glicemia sempre oscillante intorno ai 100 mg/100dL.  Al di sotto, si muore in pochi minuti (coma ipoglicemico); al di sopra c’è il diabete che, non curato, porta ugualmente a morte, ma in tempi più lunghi.

Qualunque sia la quantità di zuccheri che noi introduciamo con la dieta, il cancro, circondato dal sangue, viene sempre a contatto la stessa quantità di zucchero  (come le nostre cellule del cervello o del cuore…).  Abolire del tutto lo zucchero alimentare, vuol dire allearsi col tumore per demolire chimicamente l’organismo sano (si parla di catabolismo) e non privarlo affatto dello zucchero che, in quelle condizioni, deriva dal metabolismo epatico del grasso e delle proteine.  Ugualmente, abolire del tutto le proteine vuol dire andare incontro (più velocemente di quanto sarebbe stato capace di fare il tumore da solo) ad un catabolismo proteico diffuso, con conseguente compromissione di organi nobili, a partire dal cuore.

La verità sulla dieta da seguire in corso di cancro è che non vi è alcuna dieta particolare da seguire.

Piuttosto, bisogna mangiare liberamente un pò di tutto con equilibrio, privilegiando cibi e cotture di facile digeribilità, ricercando un apporto calorico adeguato al consumo, e sforzandosi di mantenere un corretto bilanciamento fra glucidi (inclusi gli zuccheri da assumere però in dosi moderate e mai eccessive *), proteine, grassi e frutta/verdura.

Il corretto bilanciamento fra alimenti  è espresso dalla nota piramide alimentare che ha ben descritto la Fondazione Veronesi nell’articolo qui linkato (http://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/alimentazione/dieta-mediterranea-una-piramide-di-salute), cui rimando per maggiori informazioni.

D’altra parte, se si vanno a guardare le linee guida al trattamento del cancro del polmone, sia quelle stilate delle più autorevoli società scientifiche al mondo che quelle suggerite dai ricercatori del NCI americano, e che noi abbiamo raccolto alla pagina LG Internazionali, non vi si troverà alcun riferimento alla dieta come elemento terapeutico a sé.

Spero di esser stato chiaro.

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(*) Non perché ne aumenterebbe la loro concentrazione nel sangue, ma semplicemente per evitare un inutile stress biochimico al fegato che dovrebbe trasformarli tutti rapidamente in glicoproteine…

Cordialmente,

Gianfranco Buccheri

GIANFRANCO BUCCHERI

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