Marco Garavello

Marco Garavello

Riceviamo da Mauro Ferrari, amico di Marco Garavello, che se n’è andato pochi giorni fa a 39 anni, la lettera che tutti gli amici, tanti, hanno scritto per salutarlo e che Andrea Stefanello ha letto il giorno dell’arrivederci.

Carissimo Marco...

Sono qui a pronunciare queste poche righe come portavoce dei tuoi innumerevoli amici sparsi in ogni parte di quel mondo in cui hai potuto vivere intensamente le tue mille avventure.

Amici che, in questi giorni, tramite quel mondo virtuale che per primo hai conosciuto in anticipo rispetto a noi, si sono fatti sentire per manifestare tutto l’affetto che avevano (sei sempre stato un passo più avanti di tutti).

Siamo qui per salutarti, ma non è un addio; consideralo piuttosto uno dei soliti saluti che ci facevamo quando di sorpresa arrivavi in Italia, con la consapevolezza che dopo qualche mese ci saremmo rivisti e avremmo ripreso di nuovo l’ultima conversazione, come se non ci fossero stati in mezzo dei giorni, ad interromperla.

Sei cosi (parlo al presente perché il tuo ricordo sarà sempre vivo in noi) ed il passare del tempo non può cancellare i bei ricordi che ci hai regalato in questi anni, la scuola, i primi amori, i grandi amori che a volte poi erano piccoli, l’università, i coinquilini, la tua laurea, il tuo lavoro, le vacanze insieme (ma anche un semplice aperitivo, che con te era comunque un bel momento), ed anche purtroppo le piccole grandi delusioni che la vita ci regala.

In tutte queste cose, sei sempre stato te stesso, forte e deciso, incurante delle difficoltà, ma attento ai sentimenti, e da tutte le piccole battaglie sei sempre uscito a testa alta.
A prima vista quest’ultima battaglia non l’hai vinta tu, ma è una sensazione sbagliata, perché a volte la vera Vittoria è riuscire ad affrontare le difficoltà mantenendo la dignità di uomo.

E tu, Marco, da vero uomo, potremmo dire quasi da eroe, hai affrontato la battaglia da solo, con tenacia, e con ottimismo! A volte allontanandoci o minimizzando, per evitare di farci preoccupare, per proteggerci, quasi, dalla paura di perderti.

Nei giorni in cui eri già malato, a volte, addirittura, ti preoccupavi per qualcuno, che vedevi un po’ solo, raccomandandoci di stargli vicino.

Sei stato forte fino alla fine, e ti immaginiamo ora libero di veder realizzare i tuoi innumerevoli progetti, e ti vediamo con il tuo cellulare sempre in mano, che, con aria decisa, ci dici: “Ti muovi?”

Ora spetta a noi la mossa finale, Marco, tenendo viva l’amicizia che ci ha legato per questi anni, e ti posso garantire che stavolta avrai la tua rivincita! Vivrai per sempre nei cuori di tutti noi e di tutte le persone che ti hanno amato!

Ciao Amico, Ciao Marco

 

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