RISP, una sperimentazione costosa e poco liberale

RISP, una sperimentazione costosa e poco liberale

Abbiamo ricevuta questa email che potremmo sottoscrivere completamente.

Al mittente, sig. Andrea, diciamo che continueremo ad impegnarci ed a lottare, come abbiamo fatto finora, perché il giusto trionfi.


Buongiorno a tutto il team di ALCASE Italia.
Vi scrivo perché sto seguendo da tanto il vostro impegno per ottenere lo screening per il cancro del polmone, impegno che i media praticamente non evidenziano in alcun modo, nonostante che la neoplasia polmonare sia uno dei tumori oppressi dal più alto tasso di mortalità.

Ho letto molto del National Lung Screening Trial che è diventato da anni un programma nazionale che coinvolge tutti gli stati della Federazione Americana.

Ho seguito le diverse sperimentazioni europee ed ho quasi tirato un sospiro di sollievo quando, dopo lo studio olandese, lo IASLC ha invitato i governi ad implementare lo screening per il polmone, “salvando così migliaia di vite”.
Confesso di aver pensato .

Sono un povero illuso che crede ancora nell’impegno che i politici prendono verso i loro elettori, perché non solo, come ovviamente sapete, non è stato fatto nulla, ma con i soldi della UE e dello stato italiano è stata stanziata una mole di denaro da ricoprire ospedali e ospedali e ospedali, in alcuni dei quali il cancro del polmone è un temibile sconosciuto come sconosciuti e non ricercati sono gli esami istologici, necessari per identificare le alterazioni che, se presenti, permettono un corretto trattamento terapeutico con i farmaci a bersaglio molecolare. Come dice la Fondazione Veronesi, lungo la Penisola continuano a esserci centri di «serie A» e centri di «serie B» .

Ma noi, incuranti delle vite che non vengono salvate, aderiamo al progetto 4-IN THE LUNG RUN”, che in Italia è diventato RISP con 18 strutture coinvolte.

sperimentazione rispÈ chiaro che si tratta di una sperimentazione a termine ma non mi è chiaro perché in Italia nessuno fiati, tutti parlino di teatrini politici di basso profilo.
Avendo letto molto poco di questi centri sui giornali, mi chiedo se le persone interessate ne siano informate e se e come possano accedere a questi centri, ma soprattutto quanti centri abbiano iniziato gli arruolamenti.

Per concludere vorrei fare una piccola riflessione che non è solo mia ma di tutta la cerchia di amici con cui a volte si discute e mi piacerebbe avere una vostra risposta.
Poiché il progetto RISP prevede che ogni centro identifichi un numero abnorme di figure professionali ( responsabile amministrativo, responsabile scientifico, coordinatore regionale dei MMG, referente RISP, radiologo senior, radiologo junior, chirurgo toracico senior, chirurgo toracico junior, tecnico di radiologia, oncologo medico, radioterapista, anatomopatologo data manager (ICT), segretaria, infermiera di ricerca (se è attiva una Biobanca), patologo/biologo di riferimento, è chiaro che se una persona riesce ad essere arruolato ad esempio a Catanzaro, e gli vengono scoperti noduli/lesioni, è costretto a rimanere in quel centro per curarsi.

Mi permetto di esprimere che ogni individuo ha la libertà di scegliere il centro ed i medici di riferimento; personalmente se scoprissi di avere una neoplasia andrei da chi ha più esperienza e vede centinaia di casi al giorno!

Perché dunque spendere tanto denaro per avere centri un po’ claudicanti con team supernumerosi che magari non utilizzeranno mai quella mostruosa macchina che hanno messo in moto?

Non sarebbe stata una scelta più oculata e democratica concentrare i fondi per fare seri, approfonditi e moderni corsi preparatori per radiologi all’uso della TC spirale e alla lettura dei referti nelle 107 province italiane?
Vicino al cittadino con il supporto dei medici di base!
Nessuna sperimentazione, tempi ottimizzati, risorse risparmiate, vite salvate.

Ma forse ho dimenticato che in questa Italia dove si dà spazio al barone di turno, a chi cerca solo di arrivare ai soldi dei progetti europei alla faccia della ricaduta sul benessere della popolazione, la mia è solo utopia. Può un’associazione di pazienti come la vostra scuotere coscienze e mettere all’angolo chi ha responsabilità civili e sociali, oltre che sanitarie?

Cordialmente

Andrea

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