Le reazioni del malato di fronte alla malattia

Le reazioni del malato di fronte alla malattia

Buongiorno dottoressa.
Mio padre di 75 anni è affetto da adenocarcinoma metastatico, in cura da poche settimane con terapia molecolare, dipendente, per ora, da ossigeno, cardiopatico e diabetico.
Al momento non sta male, anzi il farmaco gli ha notevolmente ridotto la tosse.
Quando ogni giorno vado a trovarlo non vuole parlare della sua malattia e cerca altri argomenti ridendo e scherzando anche sul tumore.
Io, 45 anni, figlia unica e madre di una ragazzina, invece vedo mio padre morire lentamente giorno dopo giorno e anche se dissimulo bene, mi si spezza il cuore al pensiero che lui abbia piena consapevolezza di ciò che sta accadendo.
Penso che questa sia la modalità che ha scelto lui, ovvero far finta di niente con me e mia madre, minimizzare e fare progetti per l’estate, preoccuparsi di cose sciocche come il cambio delle gomme; pensi che all’oncologa ha detto di non voler conoscere la prognosi.
Io però ho paura che in realtà soffra molto e vorrei aiutarlo, vorrei che si aprisse con me e mi parlasse sinceramente.
Secondo lei cosa dovrei fare? Ho pensato anche che in realtà ad avere bisogno di un supporto psicologico sono io.
Grazie se vorrà rispondermi.
Paola

Gentile Paola...

la reazione di suo papà non è affatto anomala. Ognuno di noi ha un modo diverso di reagire alla malattia, soprattutto in una situazione così difficile.
Lei scrive di aver paura che suo padre stia soffrendo e di volerlo aiutare parlando sinceramente con lui. In realtà cara Paola, anche se a lei non sembra, lo sta già aiutando e, come dice lei, nella modalità che suo padre ha scelto per affrontare la malattia.

reazioni malatoStargli vicino nel progettare l’estate e nel parlare delle gomme dell’auto, senza forzarlo a guardare il proprio malessere, è tutto ciò di cui al momento suo padre ha bisogno da lei.
Questo porta a chiederci quali siano invece i bisogni di Paola e come stia in questo momento. Vedere lentamente il proprio genitore morire non è facile e si possono provare diverse sensazioni ed emozioni che non sempre sono semplici da gestire. Ciò che la invito a chiedersi è se il desiderio di parlare sinceramente con suo padre non sia più un bisogno che appartiene a lei e, comprensibilmente al suo ruolo di figlia, di essere riconosciuta da lui nella sofferenza che sta provando.
In tal caso, potrebbe provare a parlargliene oppure, qualora le sue resistenze fossero tali da non riuscire ad accoglierla o lei non se la sentisse, un supporto psicologico potrebbe esserle d’aiuto per consentirle di dar voce a ciò che prova e trovare sostegno nell’ affrontare questo difficile momento.
Le mando un pensiero caloroso e spero di averla aiutata a trovare un po’ di chiarezza.

Cordialmente

dott.ssa Aurora Vinci
Psicologa Clinica – Neuropsicologa

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