Rivalutazione della operabilità dopo un trattamento anti-ALK di successo

Rivalutazione della operabilità dopo un trattamento anti-ALK di successo

Buonasera prof. Lococo.

Ad ottobre 2018 a mio marito è stato diagnosticato un tumore non a piccole cellule con mutazione alk, versamento pericardico (risolto in seguito con confezionamento di finestra pleuro pericardica) e linfonodi mediastinici attivi.

Intrapreso trattamento con Alectinib, a seguito dell’ultimo controllo è stata proposta dagli oncologi la valutazione dell’intervento, visto che i linfonodi dalla pet risultano pochissimo attivi e la massa polmonare si è ridotta dai 5 cm iniziali ai 2 cm attuali.

Abbiamo però ricevuto due pareri totalmente opposti da due chirurghi: il primo ci ha proposto un intervento di lobectomia (probabilmente risolutivo), il secondo ha definito il suo caso non operabile.

In linea teorica ha dei suggerimenti da darci per cercare di capire quale delle due opinioni sia corretta?

La ringrazio in anticipo per l’attenzione che vorrà mostrare al nostro caso e siamo a disposizione per fornire ulteriori informazioni se necessarie per avere un quadro più completo.

Un cordiale saluto
Federica Burgio

Carissima Federica...

il caso che porti alla mia attenzione è qualcosa che stiamo vedendo sempre più frequentemente negli ultimi anni perché è la prova provata di come alcune terapie mirate funzionano.

Nel caso specifico la terapia ha prodotto notevoli risultati e la malattia si è ridotta sia nella dimensione del tumore principale che delle sue localizzazioni (così sembrerebbe dalle sue parole).

L’operabilità in questi casi è molto difficile da giudicare perché dipende 3 ordini di fattori:

1) Oncologico: vale la pena farlo? Se riesco a togliere tutto il tumore, il rischio che esso torni è ragionevolmente basso da prendersi i rischi dell’intervento? Se siamo in grado di dire già prima che nel 80-90% dei casi la malattia tornerà, un intervento molto demolito non ha un senso oncologico (non sto dicendo sia il suo caso non vedendo le immagini),

2) Clinico-Funzionale: il paziente è in grado di sopportare l’intervento con un rischio di morbidità/mortalità basso e accettabile? Rimane una buona funzionalità e qualità di vita dopo l’intervento? Capisce che questi fattori possono cambiare la decisione finale.

3) Anatomico: siamo in grado di togliere tutto il tumore in maniera radicale? E se si, riusciamo a farlo con quale intervento?

Spero di aver dato alcune informazioni generali utili, sebbene, per avere un parere specifico, bisognerebbe visionare i singoli referti e le immagini per ragionare sui 3 ordini di criteri sopra riportati e dare un parere più circostanziato.

Cordiali saluti,

Prof. Filippo Lococo
Professore Associato in Chirurgia Toracica
IRCCS-Fondazione Policlinico Gemelli,
Università Cattolica del sacro Cuore
Roma, Italia

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