Reparto oncologico inaccessibile

Reparto oncologico inaccessibile

Riceviamo...

… una lettera traboccante di dolore per la perdita di una cara amica… e per le carenze di competenza, professionalità ed umanità di cui ella spesso si lagnava.
Ben conoscendo la fragilità dei malati, che potrebbe esserne scossa dal contenuto di questa segnalazione, decidiamo di  pubblicarla: auspichiamo che essa possa contribuire a migliorare i percorsi di cura, focalizzando l’attenzione non solo sulla cura della malattia ma anche sull’ascolto,  e la comunicazione tra medico e paziente.

Un messaggio su messenger con un link ad un articolo di giornale mi ha fatto cadere nello sconforto totale.

Si parla di lei, dell’amica che non sentivo da qualche giorno, cosa però non inusuale per lei, che spuntava magari ogni tre giorni con qualche battuta sul malefico batterio che l’aveva colpita proprio attorno a Pasqua.

Aveva sofferto molto, tanto, troppo per quell’adenocarcinoma polmonare in stadio avanzato non operabile, aveva sofferto e si era arrabbiata tantissimo per l’inefficienza e il trattamento disumano riservato a lei e agli altri pazienti, quando si recava all’ospedale per sottoporsi alle sedute di chemioterapia, aveva sofferto e non si spiegava come un ospedale oncologico di una grande città potesse non fornire prestazioni adeguate ed offrire le attenzioni dovute a malati oncologici, che invece erano costretti a fare la fila tutto il giorno, chi seduto su una sedia per ore, chi seduto a terra magari fino a sera in attesa del proprio turno di terapia.

Perché sì, accadeva questo… all’Ospedale Oncologico “Businco” di Cagliari, il cui reparto di oncologia medica, del quale è Responsabile SC ff il Dott Efisio Defraia, è o dovrebbe essere, come dice il sito internet della struttura, il centro di riferimento regionale per la diagnosi e il trattamento delle patologie oncologiche: tumori mammari, tumori gastroenterici, tumori toraco-polmonari, tumori testa/collo, tumori apparato genitale.

Quante volte lei aveva pianto per l’ignobile trattamento riservato ai pazienti, quante volte si era disperata perché l’oncologo di riferimento era irreperibile e quante volte l’avevo pregata di venire via, come aveva fatto una amica comune che si era rifiutata di continuare a vivere in un incubo, ed era andata a curarsi a Nuoro dove aveva trovato medici competenti, umani, gentili e soprattutto reperibili.

Non ho mai capito cosa le avesse impedito di seguirla, ma lei era rimasta lì, a soffrire più di quello che già comporta un cancro polmonare aggressivo, ma anche a lottare, a ripetersi che , nonostante tutto ce l’avrebbe fatta, sarebbe riuscita a cronicizzarla in qualche modo, la bestiaccia.

Avrebbe potuto farlo… forse, ma non in quella struttura, dove il giorno di Pasquetta, quando lei stava malissimo (si è scoperto dopo che la causa era una grave infezione alle vie biliari) ed io chiamavo chiamavo chiamavo invano: al centralino del Businco nessuno rispondeva, al reparto di oncologia medica nessuno alzava la cornetta, mentre, per verificare che l’ospedale non fosse stranamente chiuso, al reparto di chirurgia toracica una bella voce argentina al secondo squillo mi dava il benvenuto. Confortata della presenza di un essere umano ho chiesto informazioni, senza tuttavia aver potuto avere indicazioni su come reperire un medico di guardia di oncologia.

Era in sostanza un reparto con medici e personale infermieristico irraggiungibile! Un reparto oncologico che non si può contattare?
L’azienda sanitaria e la Regione dovrebbero controllare che l’assistenza sanitaria sia assicurata con continuità, professionalità, attenzione alla persona, che sia garantita l’integrazione organizzativa e multidisciplinare, oltre alla gestione ottimale degli effetti collaterali dei trattamenti, al sostegno durante l’esperienza di malattia e, non ultimo, alla comprensione ed al rispetto delle persone prese in carico.

E’ più che evidente che il reparto non sa perseguire il miglioramento dell’accoglienza, dell’organizzazione delle attività di cura e di continuità assistenziale.

E’ più che evidente che all’ospedale Businco di Cagliari, il reparto di Oncologia medica non rispetta le Linee Guida della Direzione Generale della Prevenzione – Commissione Oncologica nazionale che cita tra l’altro “Il S.S.N. assicura i livelli essenziali ed uniformi di assistenza, definiti dal Piano sanitario nazionale, nel rispetto dei bisogni di salute, dell’equita’ di accesso all’assistenza, della qualita’ delle cure e della loro appropriatezza.” E ancora “Gli obiettivi primari del Piano Oncologico Nazionale possono essere raggiunti con un’appropriata metodologia, che consiste nella realizzazione di una concreta strategia globale di controllo del cancro, da perseguire attraverso l’individuazione, la programmazione, la pianificazione e l’attuazione pratica di adeguati interventi di sanita’ pubblica in campo oncologico.

Nessuno malato di cancro deve essere lasciato solo, nessuno… Invece nella bella Sardegna, sì, nella bella Cagliari sì, al Businco sì…!

Dopo essermi rivolta addirittura in prefettura, non ho potuto fare altro che suggerirle di chiamare il 118 che l’ha portata al Brotzu. Qui ha trovato medici che l’hanno trattata come una persona, come una malata, che l’hanno curata, medici che ricordano ancora il giuramento di Ippocrate e si adoprano per i più fragili, medici che hanno ancora impresso uno dei principi che si insegna per primo nelle facoltà di medicinaPrimum non nocere”.

L’infezione pian piano è stata tenuta sotto controllo, ma il trattamento della sua patologia polmonare era stato abbandonato.
Cosa sia successo alla cara amica se lo chiedono in tanti, in Sardegna e in tutta Italia, nella grande Comunity di ALCASE Italia.
Ciò che tutti sanno è che lei, la leonessa, se n’è andata perché è stata abbandonata da chi doveva tutelarla nella sua terra.
Ciò che tutti vorrebbero è che chi ha il potere di controllo e di ispezione si adopri perché casi simili non avvengano più in Sardegna, dove oggi, per l’emergenza da Covid, pare chiedano il passaporto sanitario a chi entra, senza curarsi di chi vi è nato e di chi ci vive .

Ciò che tutti chiedono è che il Direttore ASSL Cagliari, Dott. Luigi Minerba, e il Presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas, si attivino perché il diritto individuale alla salute di un cittadino sia un diritto non derogabile ed assoluto, tutelato sempre ed ovunque, incondizionato per chi è cittadino italiano.

Forse lei, da lassù, riuscirà a trovare un po’ di pace, quella che le è stata negata sul suolo natio.

Lucia

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