Ruolo della gentilezza nel rapporto medico – paziente

Ruolo della gentilezza nel rapporto medico – paziente

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un malato

Un ammalato che si presenta al medico per la prima volta è come un bambino, completamente disarmato e in balia agli eventi stessi della malattia e non vede il medico, ma un giudice che sta per proclamare la sua sentenza alla quale diventa difficile fare obiezione.

La fragilità di quei momenti non si può spiegare: serve un medico che ti rassicuri e ti spieghi con gentilezza e comprensione quale sia il tuo percorso.  Per fortuna molti lo fanno, ma ve ne sono molti altri disaffezionati al proprio lavoro.

Ma così va il mondo, corre troppo veloce e non c’è tempo da perdere: bisogna produrre reddito.

Riccardo

Tutti i pazienti della Community di ALCASE segnalano il bisogno di trovare, nell’oncologo o nel team multidisciplinare che li hanno in gestione, attenzione alla propria persona e, nell’ambiente ospedaliero in cui sono in cura, una seconda casa rassicurante.  Questa lettera di un paziente a un presidente di un centro oncologico ne è un esempio:  “Quando arrivo al mio appuntamento, vengo accolto dalle signore della reception con un sorriso complice. Hanno fatto lo sforzo di imparare il mio nome.  Sembra così irrilevante… ma è la mia prima interazione di una giornata molto lunga.  Nel momento in cui entro nel tuo edificio mi sento al sicuro.  So di essere circondato da persone a cui importo”.

In un articolo dell’JCO Oncology Practice (American Society of Clinical Oncology Journal) si descrive il ruolo della gentilezza nella cura del cancro. Se ne riportano qui alcuni passi.

*La cura del cancro è un servizio ad alta emozione, che è caratterizzato da una mancanza di controllo del ‘cliente’, sentimenti di impotenza, gravi conseguenze se le cose vanno male, elevata complessità e lunga durata.  Sono comuni livelli atipici di stress, preoccupazione e paura. Semplici atti di gentilezza possono aiutare a dissolvere le emozioni negative. Una diagnosi e un trattamento accurati sono fondamentali, ovviamente, ma è importante anche il modo in cui il team di assistenza fornisce le cure, in quanto un buon modo di approcciarsi può essere un potente antidoto alle emozioni negative dei pazienti e può migliorarne le risposte cliniche.
La gentilezza può essere definita come un’azione volontaria e intenzionale, intrapresa con sensibilità ai bisogni o ai desideri di un’altra persona e attivamente diretta a favorire il suo benessere “.

Trattare i pazienti e le loro famiglie con gentilezza (ascoltandoli, chiamandoli per nome, concedendo loro il tempo per raccontarsi e rispondendo ai loro bisogni, espressi o inespressi…) ottiene la loro fiducia. La gentilezza diventa una sorta di cura emotiva.

Sebbene molti medici adottino già disponibilità ed empatia, come una normale componente delle loro cure, una serie di fattori di stress può però interferire con le loro buone intenzioni.  Soprattutto in tali casi, ci vuole di più.  Ci vuole  ascolto profondo e attenzione all’emotività del malato, elementi fondamentali di un buon rapporto medico-paziente.

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