Col Durvalumab l’immunoterapia guadagna spazio anche nel NSCLC localmente avanzato…

Col Durvalumab l’immunoterapia guadagna spazio anche nel NSCLC localmente avanzato…

In contemporanea con la prima presentazione a Toronto in occasione della conferenza mondiale sul cancro del polmone (WCLC- 2018), il 25 settembre di quest’anno, sono stati pubblicati -sull’autorevole New England Journal of Medicine (New Engl J Med)- i risultati dello studio PACIFIC.   Si tratta di un ampio studio internazionale, finanziato da AstraZeneca (la casa farmaceutica produttrice dell’immunoterapico oggetto di studio) che estende notevolmente l’indicazione degli immunoterapici, in questo caso il Durvalumab, nel cancro del polmone non a piccole cellule in stadio localmente avanzato (non metastatico).

Qui sotto l’immagine della pagina del New Eng J Med contenente il titolo e l’abstract del lavoro, cliccando sul quale si più scaricare liberamente il PDF completo della pubblicazione.  Seguirà la nostra traduzione in Italiano dell’abstract e qualche mio personale breve commento.

Sopravvivenza globale con Durvalumab dopo chemio-radioterapia nel NSCLC in stadio III

I nomi completi degli autori, i titoli accademici e le affiliazioni sono elencati nell’appendice.  Un elenco completo degli investigatori nello studio PACIFIC è fornito nell’Appendice Supplementare, disponibile su NEJM.org.

Indirizzare le richieste di ristampa alla Dott.ssa Antonia presso il Centro per la ricerca e il cancro del H. Lee Moffitt, 12902 Magnolia Dr., MRC 3-E., Tampa, FL 33612 o Scott.antonia@moffitt.org.

Questo articolo è stato pubblicato il 25 settembre 2018 su NEJM.org

INTRODUZIONE

Un’analisi precedente di questo studio di fase 3 aveva mostrato che Durvalumab prolunga significativamente la sopravvivenza libera da progressione, rispetto al placebo, nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, non resecabili (NSCLC), in stadio III che non avevano avevano avuto una progressione della malattia dopo chemio-radioterapia concomitante. Qui si riportano i risultati per il secondo obiettivo di studio: la sopravvivenza globale

METODI

Sono stati assegnati in modo casuale i pazienti, in un rapporto 2: 1, a ricevere, ogni 2 settimane per un massimo di 12 mesi, durvalumab per via endovenosa, ad una dose di 10 mg per chilogrammo di peso corporeo, o un placebo corrispondente. La randomizzazione è avvenuta da 1 a 42 giorni dopo che i pazienti avevano ricevuto la chemio-radioterapia ed era stratificata in base all’età, al sesso e alla storia del fumo. Gli obiettivi dello studio erano quelli di valutare la sopravvivenza libera da progressione (valutata mediante una revisione centrale, indipendente e in cieco) e la sopravvivenza globale. Gli “end-point” secondari includevano il tempo della morte o le metastasi a distanza, il tempo necessario per la seconda progressione e la sicurezza del trattamento.

RISULTATI

Dei 713 pazienti sottoposti a randomizzazione, 709 hanno ricevuto l’intervento assegnato (473 pazienti hanno ricevuto durvalumab e 236 hanno ricevuto placebo). Al 22 marzo 2018, il follow-up mediano era di 25,2 mesi. Il tasso di sopravvivenza globale a 24 mesi è stato del 66,3% (intervallo di confidenza al 95% [CI], da 61,7 a 70,4) nel gruppo durvalumab e 55,6% (IC 95%, da 48,9 a 61,8) nel gruppo placebo (P a due vie = 0,005).  Durvalumab ha significativamente prolungato la sopravvivenza globale, rispetto al placebo (rischio stratificato di morte, 0,68, IC 99,73%, da 0,47 a 0,997, P = 0,0025). Le analisi aggiornate riguardanti la sopravvivenza libera da progressione erano simili a quelle precedentemente riportate, con una durata mediana di 17,2 mesi nel gruppo durvalumab e 5,6 mesi nel gruppo placebo (rischio stratificato di progressione o morte, 0,51, IC 95%, 0,41 a 0,63). Il tempo medio di morte o metastasi a distanza era di 28,3 mesi nel gruppo durvalumab e 16,2 mesi nel gruppo placebo (rischio stratificato, 0,53, IC 95%, 0,41-0,68). Il 30,5% dei pazienti nel gruppo durvalumab e il 26,1% di quelli nel gruppo placebo ha avuto eventi avversi di grado 3 o 4; il 15,4% e il 9,8% dei pazienti, rispettivamente, hanno interrotto il regime di trattamento assegnato a causa di eventi avversi.

CONCLUSIONI

La terapia con Durvalumab ha comportato una sopravvivenza globale significativamente più lunga rispetto al placebo. Non sono stati identificati nuovi effetti avversi. (Finanziato da AstraZeneca; PACIFIC ClinicalTrials.gov number, NCT02125461.)

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Con questo studio viene completata l’analisi dei dati dello studio PACIFIC.  Dunque, il trattamento continuato per un anno con Durvalumab,  che fa seguito al trattamento tradizionale del NSCLC in stadio localmente avanzato, determina un netto miglioramento delle aspettative di vita anche in questa condizione di malattia…

Riepilogando, abbiamo già dimostrato che gli immunoterapici migliorano sensibilmente la prognosi del malati NSCLC in stadio III e IV e nel microcitoma, malattia che non vedeva progressi terapeutici da decenni… Cosa rimane?…  Rimane la terapia adiuvante post-chirurgica del NSCLC in stadio operabile, e così avremo completato tutte le possibili indicazioni nel cancro del polmone…

Scommettiamo che non dovremo attendere tanto  vedere un immunoterapico migliorare anche i risultati della chemioterapia adiuvante post-chirurgica?

Va detto che  il farmaco utilizzato in questo studio è il Durvalumab e non è del tutto corretto estendere questi i risultati agli altri immunoterapici, come tendiamo a fare anche noi….  Almeno, fino alla pubblicazione di nuovi studi eseguiti con altri farmaci.

Boves, 16-10-18

Gianfranco Buccheri

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