Dall’uso di Pembrolizumab benefici di sopravvivenza anche nel carcinoma squamoso…

Dall’uso di Pembrolizumab benefici di sopravvivenza anche nel carcinoma squamoso…

In contemporanea con la prima presentazione a Toronto, in occasione della conferenza mondiale sul cancro del polmone (WCLC- 2018), il 25 settembre di quest’anno, sono stati pubblicati -sull’autorevole New England Journal of Medicine (New Engl J Med)- i risultati dello studio KEYNOTE-407.   Si tratta di un ampio studio internazionale, finanziato da Merck Sharp & Dohme (la casa farmaceutica produttrice dell’immunoterapico oggetto di studio) che estende ancora un pò l’indicazione degli immunoterapici, in questo caso il Pembrolizumab, nel cancro metastatico del polmone, colmando la lacuna che ne riguarda la variante squamosa.

Qui sotto l’immagine della pagina del New Eng J Med contenente il titolo e l’abstract del lavoro del lavoro, cliccando sulla quale si più scaricare liberamente il PDF completo della pubblicazione.  Seguirà la nostra traduzione in Italiano dell’abstract e qualche mio personale breve commento.

Pembrolizumab più chemioterapia per il cancro al polmone squamoso non a piccole cellule

I ricercatori del KEYNOTE-407 *

I nomi completi degli autori, i titoli accademici e le affiliazioni sono elencate nell’appendice.

Indirizzare le richieste di ristampa al Dr. Paz-Ares presso il Dipartimento di medicina Oncologia, Ospedale Universitario 12 de Octubre, Avenida de Córdoba, Madrid 28041, Spagna o alla mail: lpazaresr@seom.org.

* Un elenco completo di investigatori che hanno partecipato allo studio KEYNOTE-407 è fornito nell’appendice supplementare, disponibile su NEJM.org.

Questo articolo è stato pubblicato il 25 settembre 2018 su NEJM.org.

Copyright © 2018 Massachusetts Medical Society.

ABSTRACT

INTRODUZIONE

La terapia standard di prima linea per il carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico, di tipo squamoso (NSCLC) è la chemioterapia a base di platino o pembrolizumab (per pazienti con programma espressione di ligando della proteina della morte programmata 1 [PD-L1] sul ≥50% delle cellule tumorali). Più recentemente, il Pembrolizumab più chemioterapia ha mostrato di prolungare significativamente la sopravvivenza globale tra pazienti con NSCLC non squamoso.

METODI

In questo studio in doppio cieco di fase 3, abbiamo assegnato a caso, in un rapporto 1: 1, 559 pazienti alla diagnosi di NSCLC metastatico di tipo squamoso, non pretrattati, a ricevere 200 mg di pembrolizumab o placebo salino per un massimo di 35 cicli; tutti i pazienti poi hanno ricevuto anche una chemioterapia con carboplatino più paclitaxel o nab-paclitaxel per 4 cicli.

Gli obiettivi primari dello studio erano la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione.

RISULTATI

Dopo un follow-up mediano di 7/8 mesi, la sopravvivenza globale mediana è stata di 15,9 mesi (intervallo di confidenza al 95% [CI], 13,2 – non raggiunto) nel gruppo in terapia con Pembrolizumab gruppo e  di 11,3 mesi (IC 95%, da 9,5 a 14,8) nel gruppo trattato con placebo (il rapporto di rischio per morte, 0,64, IC 95%, 0,49-0,85, P <0,001). Il beneficio di sopravvivenza globale era indipendente dal livello di espressione di PD-L1. La sopravvivenza media libera da progressione è stata di 6,4 mesi (IC 95%, da 6,2 a 8,3) nel gruppo trattato con Pembrolizumab e di 4,8 mesi (IC al 95%, da 4,3 a 5,7) nel gruppo trattato con placebo gruppo (rischio relativo di progressione della malattia o di morte: 0,56, IC 95%, 0,45-0,70; P <0,001). Eventi avversi di grado 3 o superiore si sono verificati nel 69,8% dei pazienti nel gruppo trattato con Pembrolizumab e nel 68,2% del gruppo di pazienti in placebo. L’interruzione del trattamento a causa di eventi avversi è stata più frequente nel gruppo in Pembrolizumab rispetto al gruppo trattato con placebo (13,3% vs 6,4%).

CONCLUSIONI

Nei pazienti con NSCLC metastatico di tipo non squamoso di nuova diagnosi, l’aggiunta di Pembrolizumab alla chemioterapia con carboplatino più paclitaxel o nab-paclitaxel ha comportato una sopravvivenza globale significativamente più lunga e una sopravvivenza libera da progressione anch’essa più lunga rispetto alla sola chemioterapia. (Finanziato da Merck Sharp & Dohme; KEYNOTE-407 ClinicalTrials.gov numero, NCT02775435.)

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Con questo studio, viene dunque colmata una piccola lacuna di conoscenza, e cioè si risponde alla seguente questione: “é la combinazione di chemio-immunoterapia  più efficace della sola chemioterapia, oltre che nell’adenocarcinoma metastatico e nel tumore anaplastico a grandi cellule, anche nel sottotipo squamoso?”.  E la risposta è si. In pratica, in tutti i casi di NSCLC metastatico, l’immunoterapia entra di diritto in quello che potrebbe essere il nuovo standard di trattamento. E poiché gli effetti benefici dell’associazione farmacologica in questione sono presenti qualunque sia il livello di PD-L1, davvero non ci dovrebbero essere limitazioni al suo uso, se non la presa d’atto delle varie agenzie statali del farmaco…

Attenzione, però, il farmaco utilizzato in questo studio è il Pembrolizumab e non è del tutto corretto estendere questi i risultati agli altri immunoterapici, come abbiamo fatto noi fin qui….  Almeno, fino alla pubblicazione di nuovi studi eseguiti con altri farmaci.

Boves, 16-10-18

Gianfranco Buccheri

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