L’ ALT-803, un agonista dell’IL-15, potenzia l’efficacia terapeutica del Nivolumab?

L’ ALT-803, un agonista dell’IL-15, potenzia l’efficacia terapeutica del Nivolumab?

ALT-803, un super-agonista IL-15

Come tutti ben sanno l’immunoterapia con inibitori del check-point immunitario (ossia gli anticorpi monoclonali anti PD-L1/PD1 fra cui ricordiamo gli ormai ben noti Nivolumab, Pembrolizumab, e Durvalumab) non aiutano tutti i pazienti con cancro al polmone, ma solo una significativa minoranza di essi.

In tutto il mondo, perciò, si moltiplicano gli sforzi per aumentarne l’efficacia. Una via, molto battuta finora, che però non ha dato esattamente i risultati sperati è quella di combinarli fra loro.

Un’altra via potrebbe essere quella di associarli a fattori di regolazione dell’attività dei linfociti umani, noti come interleuchine (IL-X, dove X sta per il numero della specifica interleukchina in questione).  Usando le parole dei ricercatori americani responsabili dello studio oggetto di questa .. “pillola”  si potrebbe dire:

L’immunoterapia con blocco PD-1 o PD-L1 non riesce a indurre una risposta in circa l’80% dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule non selezionato (NSCLC) e molti di quelli che inizialmente rispondono sviluppano successivamente una resistenza al trattamento. Gli agonisti che prendono di mira la via metabolica condivisa da interleuchina-2 (IL-2) e IL-15Rβγ hanno indotto risposte complete e durature in alcuni tumori, ma finora non sono stati condotti studi per valutare la sicurezza o l’efficacia di questi agonisti in combinazione alla immunoterapia con anti-PD-1″. 
 

Lo studio è un trial clinico di fase I, condotto su pochissimi pazienti, e pertanto del tutto esplorativo, ma è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista medica oncologica, Lancet Oncology, per la sua originalità e per le sue importanti prospettive terapeutiche potenziali.  Nello studio è riportata la sicurezza, la tollerabilità e l’attività del Nivolumab associato all’ALT-803, un farmaco che stimola potentemente la IL-15, con risultati che, per l’appunto, aprono la via a nuove sperimentazioni cliniche di fase II.

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