Terapia personalizzata

Terapia personalizzata

Terapia personalizzata: in fondo si tratta di un concetto filosofico, molto semplice e facilmente condivisibile, che dovrebbe essere alla base di qualunque intervento terapeutico. Dai tempi del primo medico della storia, Ippocrate, si sa che, così come ogni persona è differente da tutte le altre, ogni malattia e la sua interazione con l’organismo ammalato sono differenti da tutte le altre. E dunque la cura per una stessa malattia deve essere quella “standard” per quel tipo di malattia, più o meno lievemente modificata (aggiustata o… personalizzata, se vogliamo) per il particolare caso (malattia ed individuo) che si vuole trattare.

Diciamo subito che questo è un ideale, cui si deve tendere. Nella realtà è difficile aggiustare i trattamenti adattandoli ad ogni singolo caso e le sole risorse che possono aiutare il medico in questo difficile compito non provengono dalla scienza, ma piuttosto dall’arte medica: sono la capacità di ascolto e quella di rilevare segni e sintomi poco appariscenti, la capacità di indagare, l’intuito, il senso della misura e della giusta quantità, l’esperienza…

Niente di più lontano dalla moderna terapia oncologica, che, utilizzando informazioni provenienti da studi cui hanno partecipato diversi soggetti accomunati solo da 4-6 caratteristiche cliniche condivise, somministra INDISTINTAMENTE a tutti gli individui che si presentano con le stesse caratteristiche di quelli studiati lo stesso trattamento (il cosiddetto “protocollo terapeutico”).

Il paradosso (ma anche il bene per tutti i pazienti) è che ora gli oncologi son tornati a ciò che era già noto alla medicina ippocratica: “Siete unici. E anche il vostro cancro lo è“. Ciò è avvenuto grazie agli enormi avanzamenti delle conoscenze nella biologia molecolare e alla seguente scoperta di alterazioni genetiche, molteplici e diverse fa loro, presenti nello stesso tipo di tumore.

Un bell’esempio è costituito proprio dal cancro al polmone non a piccole cellule, una volta trattato esclusivamente in base alla sua estensione anatomica (lo stadio), ora sempre più in base alle caratteristiche genetiche delle cellule che lo formano. Ma fino a che punto?… In altre parole, a che punto siamo con la medicina personalizzata del cancro ai polmoni?…

Vediamo:

› numero di mutazioni genetiche note: qualche centinaio;
› numero di mutazioni genetiche per le quali vi è qualche farmaco in grado di bloccarne gli effetti: qualche decina;
› numero di mutazioni genetiche per le quali vi è una terapia codificata e approvata per l’uso umano: due (EGFR e ALK).

Dall’altra parte (il versante dell’industria del farmaco), vi sono:

• numero di farmaci ad azione mirata bio-molecolare, che hanno una presunta attività antitumorale: qualche migliaio;
• numero di farmaci ad azione mirata bio-molecolare, in fase iniziale di studio sull’uomo (farmaci sperimentali): qualche centinaio;
• numero di farmaci ad azione mirata bio-molecolare, in fase avanzata di studio (farmaci sperimentali, prossimi all’approvazione per l’uso umano): qualche decina;
• numero di farmaci ad azione mirata bio-molecolare già approvati per l’uso umano: 6-7 (Iressa, Tarceva, Giotrif, Avastin, Xalkori..).
Cosa concludere?

La “terapia personalizzata” del cancro al polmone è:-
– Un approccio terapeutico che è già una realtà e che, fra l’altro, ha cambiato la prognosi di un quarto dei pazienti con cancro non a piccole cellule;
– Un approccio terapeutico, che riserverà -molto probabilmente- diverse altre piacevoli novità per i malati;
– Un approccio terapeutico che, invece, riserverà pessime notizie per le casse degli Stati che hanno un sistema sanitario come il nostro, a causa dell’altissimo costo della sperimentazione di laboratorio e clinica necessaria;
– Un approccio terapeutico che già oggi permette, a qualcuno di quei 3/4 di pazienti ancora esclusi dai suoi benefici terapeutici, di rientrare fra i fortunati…
Come?…

Ne abbiamo accennato su FaceBook, quando eravamo al congresso di Sydney

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Gianfranco Buccheri

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