PET scanning per il follow-up. Prove di un suo eccessivo uso

PET scanning per il follow-up. Prove di un suo eccessivo uso

scan older mansmArticolo del giornale dell’università del Michigan tradotto in italiano da Elettra Feltrin

I sopravvissuti al carcinoma polmonare si sottopongono a troppi esami costosi ed inutili? Una ricerca ci svela che è così.

Da un’analisi degli esami PET effettuati negli Stati Uniti nel follow-up del carcinoma esofageo e polmonare, emerge una differenza tra le strutture ospedaliere ma nessun impatto sulla sopravvivenza

ANN ARBOR, Michigan — Una volta superate con successo lea terapia, è importante avere la certezza di poter scoprire in tempo un’eventuale recidiva del carcinoma polmonare. 

Ma un nuovo studio evidenzia come in molte strutture ospedaliere americane ci sia un ricorso improprio alle PET che non aiuta i pazienti a sopravvivere più a lungo. Le conclusioni di questa ricerca sono pubblicate sull’autorevole  Journal of the National Cancer Institute.

Lo studio in questione ha analizzato la frequenza con cui i pazienti sopravvissuti al carcinoma polmonare ed i pazienti sopravvissuti al carcinoma esofageo si sono sottoposti alla PET come strumento primario, anziché secondario ad altri tipi di accertamenti, per monitorare il loro stato di salute.

Le scansioni PET sono costose ma molto efficienti dal punto di vista dell’imaging. Permettono ai medici di individuare l’incremento dell’attività metabolica delle cellule (inclusa la rapida riproduzione delle cellule tumorali) agevolando così una diagnosi precoce. Molti malati di cancro si sottopongono alla PET come parte del percorso diagnostico volto a verificare la diffusione della malattia, o per determinare la risposta della malattia a determinate terapie farmacologiche.

Nel monitoraggio a lungo termine, che prevede dei controlli periodici, questo tipo di esame non è raccomandato come esame standard.

La scansione PET è l’unico strumento di imaging al quale il Medicare (programma di assicurazione medica nazionale statunitense ndr) imponga dei limiti: per ogni paziente in follow-up sono previsti tre esami PET, anche nei casi in cui il medico dovesse prescrivere l’esame dopo aver visionato qualcosa di sospetto tramite TAC.

Troppe PET e troppe differenze tra strutture ospedaliere?

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Due diverse immagini di uno stesso polmone: a sinistra, dall’immagine di una TAC in prospettiva dall’alto verso il basso, si identifica il tumore come una macchia bianca che emerge dal fondo nero, a destra, invece, la PET evidenzia il tumore come un punto luminoso bianco.

 

Nonostante le limitazioni di Medicare, i ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università del Michigan, nel monitorare i dati di Medicare riguardanti più di 100.000 pazienti affetti da carcinoma esofageo o carcinoma polmonare, hanno riscontrato un ampio ricorso alla PET dal 2000, anno delle diagnosi, nei vari follow-up fino al 2011.

Più del 22% dei pazienti affetti da cancro del polmone, ed il 31% di pazienti affetti da carcinoma esofageo, sono stati sottoposti come minimo ad una PET senza prima essere stati sottoposti alla TAC o ad altre tecniche di imaging.

Il tasso di ricorso improprio a questo esame varia da ospedale ad ospedale, in un range che oscilla dal “quasi mai” a “maggior parte delle volte”. Alcuni ospedali sono ricorsi alla PET otto volte in più rispetto ad altri.

A prescindere dalla frequenza con cui si è ricorsi a questa tecnica di imaging, il risultato è sempre lo stesso: i pazienti seguiti da ospedali con un ampio utilizzo di PET nel follow-up, avevano la stessa probabilità di sopravvivenza a due anni dei pazienti seguiti da strutture con basso tasso di ricorso alla PET.

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Mark Healy, M.D.

“L’esame PET è una tecnologia all’avanguardia molto accurata, ma questo suo utilizzo intensivo  (cioè, eseguirla di routine, piuttosto che in caso di dubbio di recidiva ndr) non sembra fare alcuna differenza per quei tumori che hanno una prognosi più sfavorevole” dice Mark Healy, chirurgo e ricercatore presso il dipartimento di chirurgia dell’Università del Michigan. 

Nel follow-up del cancro esofageo e del cancro polmonare, l’uso corretto della PET prevede che si ricorra a questo esame in seguito a dei dubbi diagnostici emersi da altri esami meno costosi. Le linee guida nazionali raccomandano questo tipo di utilizzo, secondario ad altri test clinici, ma i risultati dimostrano come le linee guida non siano state rispettate”.

“Il nostro studio -continua Healy- dimostra che quasi nessuno si attiene al limite delle 3 scansioni PET imposto dal Medicare. E, se consideriamo le migliaia di pazienti che si sottopongono ad una o due PET, siamo di fronte ad un numero troppo elevato con dei costi molti alti. Se lo scopo delle linee guida è quello di frenare il sovra-utilizzo delle PET, questo semplice limite (3 PET) non sembra sortire i risultati sperati e Medicare dovrebbe pertanto rielaborare le sue raccomandazioni”.

Healy sostiene che un maggior coordinamento tra radiologi e medici che monitorano lo stato di salute dei pazienti potrebbe contribuire ad un uso ponderato di questa tecnica di imaging.

Dettagli sullo studio e passi successivi

Per realizzare lo studio, Healy ed il primo autore Sandra L. Wong, titolare della cattedra di chirurgia a Dartmouth e precedentemente ricercatrice presso l’Università del Michigan, hanno utilizzato i dati del programma epidemiologico americano SEER (Surveillance, Epidemiology, and End Results) e i dati correlati a Medicare, raccolti in centinaia di ospedali statunitensi.

Healy ed i suoi colleghi, che hanno riscontrato gli stessi esiti nel follow-up del cancro pancreatico, hanno condiviso i loro risultati in vari convegni nazionali e si augurano che queste loro scoperte indirizzeranno gli addetti ai lavori ed anche i pazienti ad un uso più ponderato della scansione PET.

“Questa è l’unica strada da percorrere se ci atteniamo alle linee guida nazionali previste per il follow-up medico. I medici non devono prescrivere la PET a pazienti asintomatici” si raccomanda Healy “e quei pazienti che non hanno alcun sintomo e sono in buona salute non hanno alcun motivo di richiedere una PET”.

I co-autori dello studio, oltre a Healy e Wong, sono Huiying Yin, Rishindra Reddy del dipartimento di Chirurgia dell’Università del Michigan. La ricerca è stata finanziata dall’Istituto Nazionale per la Salute (CA009672) , l’Agenzia per la Qualità e la Ricerca delle Cure mediche (HS20937) e l’Amrican Cancer Society.

Bibliografia: JNCI J Natl Cancer Inst, 2016, Vol. 108, No. 7, doi:10.1093/jnci/djv429

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