ASCO 2019.  Un breve report

ASCO 2019. Un breve report

Durante il primo fine settimana di giugno, migliaia di medici specializzati in cancro del polmone si sono incontrati alla conferenza della Società Americana di Clinica Oncologica (ASCO 2019) a Chicago per presentare le loro ultime ricerche cliniche e discuterne le implicazioni terapeutiche.

ASCO 2019 ha ospitato circa 40.000 partecipanti provenienti dagli Stati Uniti e da tutto il mondo, tra cui oncologi, scienziati, rappresentanti di società di biotecnologia e farmaceutiche, gruppi di sostegno e di difesa dei diritti dei pazienti. Il tema della conferenza di quest’anno ha riconosciuto la crescente importanza della medicina di precisione e il crescente impatto delle organizzazioni dei pazienti: “Prendersi cura di ogni paziente, imparare da ogni paziente“.
I ricercatori hanno presentato nuovi dati su diversi aspetti della diagnosi, del trattamento e della prevenzione del cancro del polmone. Qui vengono evidenziati alcuni degli studi più interessanti presentati, limitatamente all’aspetto terapeutico.

IMMUNOTERAPIA

Negli ultimi anni ci sono stati progressi impressionanti nel campo dell’immunoterapia, che utilizza trattamenti che sfruttano il sistema immunitario per combattere il cancro. I medici che trattano pazienti con carcinoma polmonare avanzato non a piccole cellule e a piccole cellule ora hanno ormai aperta la possibilità di considerare l’immunoterapia quando decidono il miglior tipo di trattamento per i loro pazienti.

Il dott. Edward Garon, direttore del Thoracic Oncology Program presso il Jonsson Comprehensive Cancer Center dell’UCLA, ha presentato i dati sulla sopravvivenza a 5 anni di KEYNOTE-001 , un importante studio clinico su pembrolizumab in pazienti con NSCLC. Prima che i ricercatori sviluppassero l’immunoterapia per i pazienti con cancro del polmone, solo il 5% dei pazienti con NSCLC avanzato sopravviveva per cinque anni. I risultati presentati all’ASCO 2019 hanno mostrato che il 23% dei pazienti che non erano stati inizialmente trattati con chemioterapia e il 15% dei pazienti inizialmente trattati con chemioterapia erano ancora in vita dopo cinque anni con pembrolizumab. I pazienti con alti livelli di proteina PD-L1 ne hanno tratto il massimo beneficio. Questi dati dimostrano il notevole potenziale dell’immunoterapia per i pazienti con NSCLC avanzato.

Lo studio clinico di fase III, l’ Impower130, ha esaminato l’effetto di un farmaco immunoterapico, atezolizumab, in aggiunta a un regime chemioterapico di cisplatino e nab-paclitaxel in pazienti con NSCLC non squamoso in stadio IV che non presentavano mutazioni EGFR o ALK. I dati hanno dimostrato che, indipendentemente dai livelli della proteina PD-L1, i pazienti che avevano ricevuto l’immunoterapia di prima linea in combinazione con la chemioterapia avevano una sopravvivenza globale media di sopravvivenza complessiva di 18,6 mesi, rispetto ai 13,9 mesi dei pazienti trattati con chemioterapia di prima linea . Questi dati suggeriscono fortemente che l’immunoterapia di prima linea combinata con la chemioterapia potrebbe diventare una buona opzione per questo gruppo di pazienti.

La ricerca sta proseguendo nel campo dell’immunoterapia per determinare a quali sottogruppi di cancro al polmone dovrebbe (o non dovrebbe) essere somministrata l’immunoterapia. Gli scienziati stanno inoltre studiando diverse combinazioni di trattamento e immunoterapie personalizzate per ottimizzare i regimi di trattamento. Ulteriori studi di immunoterapia si stanno inoltre svolgendo per trovare il modo di superare la resistenza ai farmaci immunoterapici, nei pazienti recidivati.

MEDICINA DI PRECISIONE

La conferenza ASCO 2019 è stata molto focalizzata sull’analisi dei biomarcatori, con presentazioni di numerosi studi clinici che utilizzano farmaci mirati a mutazioni in geni come KRAS, HER2 e MET.

Un nuovo studio su AMG 510  , una sostanza che ha come bersaglio uno specifico tipo di mutazione KRAS (la mutazione G12C), ha evidenziato risultati assai soddisfacenti. Sebbene le mutazioni nel gene KRAS siano state finora non individuabili, questi nuovi dati dimostrano che gli scienziati stanno finalmente scoprendo nuove opportunità!

Lo studio clinico RELAY  di fase III ha esaminato l’effetto della combinazione di erlotinib, un inibitore TKI di EGFR di prima generazione, con ramucirumab, un inibitore di VEG-FR, su pazienti NSCLC con mutazioni di EGFR. Questo studio ha coinvolto 449 pazienti precedentemente non trattati. I pazienti trattati con l’associazione su esposta hanno avuto una sopravvivenza mediana, libera da progressione, di 19,4 mesi rispetto ai 12,4 mesi del solo erlotinib. Questo risultato indica che l’inibizione simultanea della via VEG-F e della via EGFR dimostra un beneficio ulteriore per i pazienti con mutazioni di EGFR.

CHEMIOTERAPIA

Alcuni pazienti con NSCLC avanzato non squamoso hanno fattori di rischio, come la malattia polmonare interstiziale o la malattia polmonare reumatologica, che rendono sconsigliabile il trattamento con immunoterapia di prima linea. In questi casi, è pratica comune l’uso della combinazione di bevacizumab con carboplatino e pemetrexed. Tuttavia, ci sono state poche prove formali per dimostrare che l’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia ne migliora effettivamente i risultati clinici. Per affrontare questa incertezza, i ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania hanno studiato le cartelle cliniche di oltre 4.700 pazienti con NSCLC avanzato non squamoso per determinare se l’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia sia vantaggiosa. I risultati hanno confermato che l’aggiunta di bevacizumab a un regime di carboplatino e pemetrexed, in questo tipo di pazienti, migliora il tempo di sopravvivenza globale rispetto al carboplatino e al pemetrexed, somministrati da soli.

L’ECOG-ACRIN 5508  è uno studio di fase III volto a determinare la terapia di mantenimento ottimale per i pazienti NSCLC non squamosi. Gli oltre 1000 pazienti che sono stati arruolati in questo studio sono stati trattati con quattro cicli di carboplatino e paclitaxel con bevacizumab. I pazienti con malattia stabile dopo il trattamento sono stati randomizzati in tre gruppi per la terapia di mantenimento: bevacizumab da solo, pemetrexed da solo o una combinazione di bevacizumab e pemetrexed. I risultati dello studio hanno rivelato che l’uso di bevacizumab o pemetrexed da solo come terapia di mantenimento è preferito, in quanto l’approccio combinato ha mostrato un aumento della tossicità senza risultati significativamente migliorati.

I risultati di tutti gli studi sul cancro del polmone presentati all’ASCO 2019 e l’aumento complessivo delle opzioni terapeutiche per i pazienti con cancro del polmone testimoniano il duro lavoro di medici, scienziati, pazienti, gruppi di sostegno ai pazienti, personale medico e responsabili delle politiche sanitarie che si adoperano per far diventare il cancro ai polmoni una priorità. Il progresso continua.

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