Atezolizumab (MPDL3280A): prime evidenze di efficacia

Atezolizumab (MPDL3280A): prime evidenze di efficacia

La Genentech, una compagnia americana ad alto profilo tecnologico appartenente alla multinazionale svizzera Hoffmann-La Roche, ha recentemente annunciato i risultati di uno studio di Fase II (chiamato BIRCH trial) focalizzato a valutare efficacia e tossicità del nuovo immunoterapico Atezolizumab nel cancro del polmone (l’Atezolizumab, precedentemente noto come MPDL3280A, è un agente anti-PDL1).
L’obiettivo primario dello studio BIRCH era appunto indagare il beneficio terapeutico di Atezolizumab in pazienti con uno specifico tipo di cancro ai polmoni – il tumore non a piccole cellule del polmone localmente avanzato o metastatico (NSCLC) – e tale obiettivo è stato raggiunto con successo, con la dimostrazione di un evidente risposta obiettiva del tumore all’Atezolizumab. Inoltre lo studio ha dimostrato che l’espressione di PD-L1 nelle cellule tumorali dei pazienti si correla con la gravità della malattia e la risposta al trattamento con Atezolizumab.
Atezolizumab è un anticorpo monoclonale ancora in fase sperimentale disegnato per identificare una proteina (ligando-1) che si lega alla proteina della “morte programmata” (PD-1), conosciuta anche come cluster di differenziazione 274 (CD274) o omologo 1 di B7 (B7-H1). La proteina è espressa nelle cellule tumorali ed ha lo scopo di inibire l’attivazione delle cellule effettrici del sistema immunitario. Più in particolare, quando PD-L1 si lega ai recettori PD-1 e B7.1 che si trovano sulla superficie delle cellule T del sistema immunitario si ha una inattivazione delle cellule T, il che crea un ambiente immunosoppressivo dove i tumori possono sopravvivere e crescere. Il legame di Atezolizumab alla proteina PD-L1 delle cellule tumorali e delle cellule immunitarie infiltranti il ​​tumore previene il legame di PD-L1 ai suoi recettori, permettendo così l’attivazione delle cellule T ed il reclutamento delle altre cellule immunitarie, capaci di attaccare il tumore.
Lo studio BIRCH ha arruolato 667 pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico le cui cellule tumorali e cellule immunitarie infiltranti il ​​tumore esprimevano la proteina PD-L1. I pazienti sono stati trattati con dosi di 1200 milligrammi di Atezolizumab, somministrato per via endovenosa ogni tre settimane. Obiettivi secondari dello studio erano la durata della risposta (DR), la sopravvivenza globale (OS), la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sicurezza farmacologica.
Il Dr. Sandra Horning, primo autore dello studio e responsabile del progetto globale di sviluppo del farmaco, ha così commentato i risultati dello studio: “Siamo incoraggiati dal numero di persone che hanno risposto all’Atezolizumab e che hanno mantenuto la loro risposta durante lo studio, il che è particolarmente significativo se si consiedera che molte persone avevano ricevuto diversi precedenti trattamenti. Abbiamo in programma di presentare questi risultati nei prossimi congressi di medicina, nonché alle autorità sanitarie così da poter mettere a disposizione dei pazienti questo farmaco il ​​più rapidamente possibile. “
Atezolizumab è attualmente in di valutazione in ben 11 studi di fase III (in corso o di prossimo avvio) in diversi tipi di cancro, tra cui il cancro ai polmoni, ai reni, al seno e il tumore della vescica.

Traduzione italiana dell’articolo originale QUI

 

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