Non tutti i farmaci innovativi rientrano nella proroga dei 90 giorni

Non tutti i farmaci innovativi rientrano nella proroga dei 90 giorni

NOI MALATI DI CANCRO DEL POLMONE IN TEMPI DI COVID 19

Buongiorno a tutto il team di Alcase.
Avevo letto che i piani terapeutici erano stati prorogati di 90 giorni nella ragionevole ottica di meglio contenere e gestire l’emergenza Coronavirus, invece… scopro, telefonando al mio oncologo a Torino, che il farmaco che assumo per via orale, l’Alecensa, non rientra nel protocollo di proroga dei citati piani terapeutici. Ho dovuto farmi ripetere due volte la risposta dal medico perchè mi sembrava impossibile. Poi però ho cercato sul vostro sito nella pagina dedicata all’Emergenza Coronavirus ed ho dovuto constatare che è proprio così e che non è il solo farmaco innovativo a non rientrare in questa proroga.
In pratica chi ha deciso e sta organizzando la gestione di questa calamità, che per noi, malati di cancro al polmone, è un’ ulteriore angoscia che dobbiamo cercare di gestire, visto che siamo immunodepressi e che il simpatico covid colpisce l’organo che già provoca a noi tormenti, battaglie, paure tanto da sentirci alitare sul collo la falce della nera mietitrice, non ha tenuto conto che chiede a pazienti oncologici, stabili senza sostanziali modifiche della situazione, di spostarsi dalla propria regione per recarsi in quella dove si cura ad eseguire prelievi ematici, alla fine dei quali procederanno all’erogazione del farmaco.
Chiedo che senso ha un procedimento tanto pericoloso per il paziente che deve sottoporsi allo stress del viaggio, a rischi di contagio e poi magari di diffusione , quando , se proprio si deve fare un esame del sangue, lo si può fare vicino a casa e mandare tutto all’oncologo via email?
Intraprendendo un viaggio abbastanza lungo e pesante per me, in solitaria, oltre ad alimentare il mio stato ansioso- perchè tra l’altro non sono in possesso di adeguati dispositivi di protezione , non contribuirei sicuramente a limitare la circolazione ma in più concorrerei ad aumentare l’affollamento negli ambulatori ospedalieri in una città come Torino che mi sembra, a livello di contagi e di deceduti, abbastanza ad alti livelli nella triste classifica nazionale.
So che la ragione è che la sanità è regionale, ma pensavo che tutte le regioni assumessero, in una situazione di gravissima emergenza nazionale, le massime tutele, soprattutto nell’interesse della salute dei più deboli e degli immunodepressi.
Credo di essermi sbagliato… Tuttavia spero sempre, che qualcuno si accorga che questa proroga deve comprendere tutti i farmaci innovativi, che sono sì costosi, ma sui quali si è puntato per salvare delle vite e a me spiacerebbe molto perdere la mia per una sciocca carenza burocratica.
Grazie di darmi la possibilità almeno di manifestare le mie paure.
Alessandro

Lo scritto seguente riguarda lo stesso argomento

Innanzitutto buona giornata a tutti, nonostante tutto ma a maggior ragione.
Ecco, io vorrei far presente che ci sono persone che, per alcune condizioni particolari del tipo di patologia di cui sono portatrici, si devono recare per esigenza di cura in regioni diverse da quella in cui risiedono magari per il ritiro periodico del farmaco a loro prescritto. Ora, data l’ eccezionalità della situazione, non si potrebbe programmare la consegna del farmaco direttamente a domicilio, almeno finché la situazione si normalizzi?
Le spese di spedizione potrebbero essere a carico del destinatario…
Ci vorrebbe una delibera a livello nazionale…
Grazie per l’opportunità di manifestare una problematica comune a molti pazienti.
Antonietta

 


Pubblicato anche su Notizeora dalla giornalista Angelina Tortora

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